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Da Marcucci a Marcucci: storia di un campionato folle

13 settembre 2015, al minuto tre di una qualsiasi gara d’Eccellenza da un calcio d’angolo un numero 9 segna e la “folla” impazzisce.
Tutto normale fin qui, ma non è così, perché quel numero 9 si chiama Errico e di promozioni ne ha viste tante, forse qualcuno appassionato di calcio dilettantistico lo ricorda per le gesta compiute insieme all’Alba Sannio, pardon, Durazzano, oppure all’impresa di soli due anni fa con la US Scafatese, del presidente Vaiano, che lui chiama amorevolmente “papà”.
Ecco, riavvolgiamo il nastro a quella afosa giornata di settembre, in un San Francesco gremito come non si vedeva da tempo, va in scena la prima del rinnovato Città di Nocera, che aveva dilagato in Coppa Italia Regionale solo qualche settimana prima, beh, la truppa molossa, al tempo guidata dal Prof. Esposito e Felice Scotto, si giostrava ancora tra lo scetticismo generale. Colpa forse delle due annate disastrose che si sono conseguite e con una scelta ardua da fare, nostalgia o realtà?
Groppone che la truppa rossonera si è portata fino a dicembre, nemmeno la grande prova in casa col Sant’Agnello, con la grandissima punizione di Carotenuto, uno che il mondo lo vede sottosopra che sia terreno, erba o…sabbia, ha saputo ridare animo ad una città “stuprata” calcisticamente parlando.
Qualcuno addirittura disse che la squadra costiera in campionato “ci avrebbe dato sei palloni”, forse il colpo di grazia sarebbe potuto arrivare ad Eboli, scivolone di Cacace, forse l’unico in stagione, e Compierchio va a raddoppiare per i blucelesti. Lo stesso Davide si presenta in sala stampa a nome di tutta la squadra, quasi a sentire il peso di aver dato inizio ad un disastro quasi irreparabile. Fuori l’impianto ebolitano mister Esposito era silenzioso, forse già aveva capito che sarebbe stato costretto a pagare lo scotto di allenare in una piazza come questa e due scivoloni consecutivi non ce li si poteva permettere, merito del prof angrese quello di esser riuscito ad approdare ai quarti di coppa in una stranissima trasferta in quel di Massa Lubrense.
Ma ora non c’era tempo, bisognava riorganizzarsi, poche ore e si scatena il caos, “Esposito via, verrà Pietropinto…anzi no Santosuosso, però anche Criscuolo e Simonelli ci sono”, dopo un qualsiasi pomeriggio passato a pane e juniores, arriva il nome ufficiale: Vincenzo Maiuri.
Tutti a chiedersi “E chi è?”,”Ma chi avete preso?”,”Ma sarà capace”,”Ma tanto già abbiamo perso la D”, ecco appena letto quel nome mi viene in mente solo una cosa “Casertana in C”, ora, so bene che a primo acchito non è pertinente con ciò che ho scritto, ma se ci riflettete, oppure se cercate su internet, capirete perché ho scritto quella frase.
Ho capito che in quel momento sarebbe cambiato tutto, la squadra era carica, noi pure, la prima uscita si ha solo pochi giorni dopo, il teatro è il comunale di Scafati, uno stadio che si rivelerà poi un talismano, primo a segnare, che ve lo dico a fare? Esatto proprio Marcucci col suo colpo preferito, la testa. Pochi giri di lancette ed i padroni di casa pareggiano, ed ecco cadere giù le critiche anche verso il nuovo mister, a fine partita sono tutti convocati a rapporto sotto il settore ospiti, i tifosi sono stufi, al centro delle critiche c’è Rosario Majella, in un periodo decisamente no e più volte accostato alla Sessana. Incredibilmente sembra che il mister si sia allontanato, dagli spalti lo stavano già etichettando come “disinteressato”, per qualcuno poteva già rifare i bagagli, tempo di una breve riunione con il suo vice e col mister dei portieri; il “Grande” Amedeo Petrazzuolo, il mister ritorna dentro e si confronta anch’esso coi tifosi, perché lui, da buon perno difensivo non si è tirato mai indietro, nemmeno stavolta.
Tempo di due settimane e si va nel Sannio, luogo assai amato al mister visti i trascorsi col Benevento, lo scenario è Montesarchio: una vera e propria mina vagante nel campionato, un Leicester dell’Eccellenza più o meno, col pregio di non perdere in casa dal precedente campionato di Promozione ovviamente stravinto. La gara non comincia nel migliore dei modi, Fabiano Fonzino, etichettato da qualcuno fino al quel momento “il meno-peggio”, sfiora Liccardi che si lascia andare, l’arbitro concede il rigore e Alessio Befi realizza. Tra lo sconforto che si stava alzando e la genuina ignoranza del pubblico di casa, un uomo mi si avvicina e fa :”A Montesarchio non passa nessuno!”.

Nemmeno il tempo di dirlo che su un cross del solito Carotenuto si alza un certo numero 5, che di testa segna, proprio colui che ad Eboli fu il capro espiatorio, Davide Cacace, il resto è scontato. Andrea Di Pietro prima e Danilo Scibilia poi portano i tre punti a casa. Intanto le settimane passano, una finale di coppa meritatissima ed il pensiero unanime era passato dal “Io non ci credo” al “Ce la faremo!”. Febbraio, si gioca in uno stadio che con Nocera ha sempre abbinato il pienone, anche stavolta il Partenio vede un successo molosso, questa volta anche in campo: Coppa Italia Regionale portata a casa e consacrazione per il giovane nocerino Piero Ciotti, uno che ai tempi della scuola calcio piegava le mani ai portieri più grandi di lui.

Passano tre giorni e si ritorna in campo, sempre ad Avellino, solo qualche centinaia di metri più in la, siamo al Roca e coi padroni di casa del San Tommaso si gioca ad un orario degno della miglior gara di Terza Categoria: 10:30.

Dopo un primo tempo choc, al 45′ la risolve il solito Scibilia, il folletto siciliano lascia partire un tiro al volo degno del miglior Georghe Hagi.

Raddoppia il solito numero 9, che eroicamente si prende il giallo per la troppa esuberanza nel festeggiare ed il terzo gol lo segna un certo attaccante dai capelli brizzolati, ovviamente dopo aver sprecato due chiare occasioni come farsi perdonare? Semplice: cross rasoterra da sinistra, colpo di tacco di prima intenzione e si corre ad esultare in tutta sicurezza, nemmeno uno sguardo alla porta, quell’attaccante che solo alcune settimane prima era il bersaglio delle critiche, si stava riprendendo la sua rivincita ed alla grande tra l’altro.

Da qui in poi si mettevano le basi per l’apoteosi: dai cross potenti che ogni tanto si insaccavano di Sasà Gallo, alle scorribande di Alessandro Apparenza, uno di quelli che a Chianciano versò lacrime amare per non esser riuscito a coronare il sogno della truppa di mister Miccio, alle incursioni di Achille Aracri. Potremmo parlarvi dell’azzardo di mettere in porta il buon Vincenzo Napoli, a discapito di Gigi Amabile, che da buon professionista si è accomodato in panchina per far si che il sogno promozione si potesse concretizzare seguendo tutti i regolamenti imposti. In fondo li dietro oltre a Cacace, si poteva contare su Criscuolo e capitan Cuomo, uno che Nocera l’ha già vissuta, così come il cavallo di ritorno Vincenzo De Liguori, che a proposito di cavalli disse:”I cavalli migliori si vedono al traguardo, non alla partenza!”, mai frase sarà più azzeccata.

Potremmo parlarvi degli incitamenti del buon Verticale, di Giancarlo, della signora Rosaria sempre presente, dell’invasione molossa a Teggiano, della pioggia presa alle rifiniture solo per discutere di tattica ed avere le conferme del mister, delle chiacchierate con Mimmo, Giuseppe, il buon Giovanni D’amaro ed il mitico Giovanni Oliva, senza dimenticare il Direttore Prete, Antonio Mirra,Don Gerardo ed i tanti dello staff societario, ovviamente senza dimenticare i compagni di viaggio di Nocerina Live insieme ai tanti incontrati questa stagione.

Non dimentichiamoci delle gesta del centrocampista calabro Ruscio, sfortunato per i troppi infortuni, ma sempre pronto a mettersi a disposizione, ed al famosissimo “Tira Andrea, tira!” rivolti al vulcanico numero otto, passando per la follia di Roberto Vitolo contro il Castel San Giorgio: Meddy Cesarano libera male ed il buon Roberto, esortato dalla panchina, tira di prima da centrocampo e fa crollare lo stadio.

Manco a farlo a posta quella giornata il Sant’ Agnello la combina grossa, o meglio, riprende voga la frase riferitami a Montesarchio, i caudini distruggono la corazzata costiera e regalano il primato ai molossi, adesso le cose si fanno interessanti per il match prepasquale contro i costieri appunto.

13 marzo, tensione altissima, appena si entra in campo si alza un muro, il muro che raffigura tutti i fedelissimi dei molossi, perché nel frattempo una piccola fetta di ultras ha coraggiosamente scelto di tornare, fanno in modo che agli ospiti tremino le gambe. All’inizio di secondo tempo poi si scatena l’inferno di fumogeni, l’arbitro è costretto a tardare lo start e si gode lo spettacolo, per quello che riesce a vedere.

La gara è un saliscendi di emozioni, passano in vantaggio gli ospiti, ma il buon Pasquale Carotenuto segna l’ennesimo rigore ed il San Francesco si prepara al tripudio che però non arriva complici arbitro e sfortuna.

La festa è solo rimandata:

17 aprile, in una qualsiasi domenica primaverile un numero 3 la mette in mezzo per un certo numero 9, il quale di testa segna e consegna alla storia una banda di folli che non ha mai mollato…

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