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1 FEBBRAIO | “Questa è la storia che mai finirà!”

Primo Febbraio del 1910, una mattina qualunque nel grande centro agrario di Nocera, quella che una volta fu “de’ Pagani“, anche se di li a poco ci sarà un passaggio importantissimo, nella già gloriosa storia della città; delle volte un attimo vola impassibile, oppure determinare qualcosa, scrivere la storia. “Antonacchio, Spera, Gabola, Landolfi, Sellitti, Buonocore…Cattapani“, semplici firme su un foglio di carta per qualcuno, non per Nocera, perchè in quelle righe ed in quelle gocce d’inchiostro, c’è l’anima ed il cuore pulsante di un paese. In quella fredda giornata al’inizio del secondo mese dell’anno, infatti, nel palazzo Malinconico a Casolla, nacque l’Associazione Giovanile Nocerina, un’associazione che faceva dello sport e della cultura il suo vanto, il suo ideatore era un uomo tanto facoltoso quanto intriso di mistero: il Maggiore, comandìr di Montenegro, docente d’arte alle università di Liverpool e poi Boston, filantropo, artista, Carlo Cattapani. Figlio di una delle più antiche famiglie nocerine, di fatti la madre era una Malinconico e tutti i suoi fratelli ebbero natali nella sua casa nell’antico villaggio casollese, eccezion fatta per lui. Quasi uno scherzo del destino, lui che portò ancora più lustro ad una città già colma di tale accezione. L’associazione servì a dare una ventata di brio, cultura, disciplina ed attività alla città, di fatti Don Carletto fu attivo in prima linea nei suoi soggiorni nocerini, allo sviluppo dell’associazione giovanile, che agli albori prevedeva l’attività teatrale, quella podistica e ginnica, quella del neonato movimento scout la ciclistica che rimarrà ramificata nella storia casollese, con la storica casacca verde, aggiunta poi di strisce rossonere, la quale raggiunse i picchi più alti negli anni ’80 e che tutt’ora avvicina molti giovani alla pratica. Per il football invece non c’era ancora posto, bisognerà aspettare quattro anni, quando nella Piazza d’Armi, locata nientemeno che nei pressi dell’antico anfiteatro romano, si giocò il primo derby dell’agro con un arappresentativa di Pagani, la Foot Ball Club. La livrea era bianca a ricami neri, quasi anonima, fu vittoria netta.

Per l’amato bicolore bisogna aspettare qualche settimana dopo in una sfida con la rappresentativa di Nola, i nolani presentavano già il loro storico bianco e nero, fu così che nacque la leggenda del militare di stanza a Nocera: “Il tale Frigerio“, il quale da ex calciatore milanista suggerì appunto il rossonero al club che disputava le gare ufficiali a pochi passi dalla caserma dov’era lui. Tra leggenda e realtà, i “rosso e neri” di Nocera si impongono per due a zero, negli anni diverranno per alcuni i diavoli o gli orsacchiotti, ma nel gennaio del 1929 ritorna quell’attimo, quella macchia d’inchiostro che cade pesante come una sentenza, i rosso e neri azzannano il Napoli nella loro casa dell’Arenaccia. Il caso vuole che un giornalista, che seguiva la gara defini i ragazzi di Nocera deimolossi” forse in onore al mitico popolo greco o ai possenti cani da battaglia che adoperavano i soldati romani in guerra, insomma un appellativo che incarna appieno la storia ed il saper fare del popolo nocerino che ha infuso tali qualità a chiunque fosse passato per Nocera, un popolo che diede origine anche al “dodicesimo uomo in campo“, quando nel 1919 si dice che fecero vincere il primo derby con la Salernitana, grazie ad un passagio proprio dai bordi del campo,  non ci è tenuto sapere quanto ciò sia vero, ma a noi piace credere che sia così.

Perchè dal quel Primo febraio di cento e otto anni fa si è messo in moto il cuore di  centinaia di migliaia di appassionati che si sono susseguiti negli anni, una città divisa amministrativamente ma unita nella passione del bicolore, una città che ha vissuto gioie, dolori, vittorie, umiliazioni, promozioni, retrocessioni, fallimenti e rinascite, ma che rimane sempre in piedi e che non molla perchè in fondo questa è una storia di 108 anni fa, questa è la storia che mai finira!

TANTI AUGURI NOCERINA!

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