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LUCIANO: “La Nocerina mi ha reso uomo ed è qualcosa che non si può spiegare. Paganese? Che ricordi quel gol”

Due stagioni come calciatore molosso dal 1993 al 1995 ottenendo un secondo posto in CND, con conseguente ripescaggio, e vincendo il campionato in C2 l’anno successivo, oltre che una stagione da tecnico Juniores 2014-15. Stiamo parlando di Sandro Luciano, vecchia gloria nocerina ed uno dei calciatori più amati di quegli anni. Celebre la sua rete contro la Paganese e il coro “Vola Luciano Vola” Di seguito l’intervista che abbiamo realizzato tra passato e presente

Sandro come stai vivendo questa situazione sopratutto a livello calcistico?

“Beh, oltre al calcio, sappiamo che si è fermato tutto, questa cosa non se l’aspettava nessuno ma ovviamente, per come la penso io, ci sono cose più importanti che parlare di calcio adesso, soprattutto per quel che riguarda il momento e per chi, a causa della mancanza di lavoro, non riesce ad andare avanti. Pensare adesso su come ripartire in campionato o sui tagli degli stipendi dei calciatori ,che guadagnano tanto, sia l’ultima cosa di cui parlare, magari si cercasse di aiutare a chi non ha tanto”.

L’intervista prosegue anche sulla sua esperienza come tecnico Juniores e sul settore giovanile in Italia

“Dopo l’esperienze nelle scuole calcio di Cava, ho cominciato ad allenare, e non poteva essere altrimenti, alla Nocerina. Facemmo un campionato con tutti ’99, nonostante fosse una stagione con i ’97, perché solo così si può crescere. Il settore giovanile è importante, ho sempre lavorato sotto età. Se riesci ad essere organizzato e valorizzare la crescita, riuscendo anche a vincere, è importante”.

A parte le grandi squadre, il settore giovanile rimane molto snobbato

“Il problema è che tutto organizzato da noi e ho visto che ci sono tante società che dicono di valorizzare il settore giovanile però poi non è così, a differenze delle grandi società italiane. L’Atalanta è l’esempio perché ha un progetto. Credo che non rinnoverò neanche il patentino di allenatore, ho voglia di uscirmene considerando come funzionano le cose perché è l’allenatore che deve decidere non le società sui calciatori”. 

Che ricordi hai dei tuoi anni trascorsi a Nocera?

“La Nocerina la tengo nel cuore e mi scorre nelle vene. Ci sono tante società con le quale ho giocato e ho dato il cuore, però per me la Nocerina è stato amore a prima vista. Sono cresciuto molto come calciatore a Cava, che è la mia città, e mi ha dato tantissimo cominciando dal mister Santin che mi ha insegnato prima la vita e poi il calcio, invece la piazza che mi ha reso uomo è stata la Nocerina, per cui sono due società che non posso dimenticare. A Nocera, dove oggi ho tanti amici, ci fu un feeling diverso rispetto alle altre squadre. La Nocerina voleva me e io la Nocerina, ci fu subito amore e furono due annate stupende: nella prima fummo ripescati e l’altra vincemmo il campionato conquistando la C1.Non ero un fenomeno di calciatore come Pallanch e Battaglia, però trascinavo il pubblico e sapevano che davo l’anima, sputavo sangue e mi sarei fatto ammazzare per loro. Ecco perché ancora oggi ho tanti amici a Nocera”.

La tua rete contro la Paganese e quel coro dei tifosi

“Ricordo il coro che la curva mi dedicava ad ogni partita in casa e in trasferta:  “vola Luciano vola”. Emozioni che sono indescrivibili e non si dimenticano facilmente. diciamo che io ero uno da 2-3 gol al campionato, perché ero esterno. Fare gol, soprattutto in quel derby, che fu giocato ad altissimo livello e li mettemmo sotto dal primo minuto, fu molto emozionante. Ricordo ancora il ritorno a Nocera, sembrava che fossimo andati in Serie B”.

Il post Paganese-Nocerina 

“Il martedì dopo, alla ripresa degli allenamenti, c’erano 300-400 persone a vederci e una ventina di loro vennero in campo  per abbracciarci, baciarci e farsi firmare le maglie, avevamo cominciato l’allenamento da poco e ci fecero questo tributo. Rimanemmo impietriti, nel senso positivo, perché fu talmente bella cosa. Anche a distanza degli anni sono tornato tante volte a vedere le partite della Nocerina, anche come allenatore delle giovanili, per me quella è casa mia e mi sento a mio agio. Ti scorre nelle vene e non si può spiegare. Io ho pianto per la Nocerina, ricordo che quando fui mandato via all’Altamura piansi. Le situazioni cambiano, ci sono stati calciatori più forti, però la gente non scorda quello che hai fatto”.

Sandro il calciatore che le ha più colpita dell’attuale Nocerina?

“Di sicuro Liurni, che pure ha preso il cuore della tifoseria, che è un ottimo giocatore e che ha fatto quel qualcosina in più rispetto agli altri. Se riesce a mettere anche continuità, può fare molto bene perché ha ampi margini di miglioramento ed è capace di dribblare, entrare nelle linee e segnare tanto, può crescere tantissimo. Ci sono, però, anche altri calciatori buoni in squadra. Diciamo che però è un altro tipo di calcio rispetto a quando giocavamo noi”. 

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