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CORNARO: “Rimaniamo a casa. Il gol contro la Salernitana? Ci ha permesso poi di ottenere la promozione in B”

Tre stagioni in maglia rossonera dal 1976 al 1979, 112 presenze, 7 reti e la storica promozione in Serie B nel 1977-78 dopo gli spareggi contro il Catania. Oggi sono 42 anni esatti dal suo gol contro la Salernitana. Questa l’intervista che abbiamo realizzato a Franco Cornaro

Franco, prima di tutto un pensiero sul coronavirus e sulla raccomandazione a stare in casa

“Penso che questa cosa qua, tornare alla realtà sarà dura perché quando cominceremo ad uscire ci accorgeremo che mancano delle persone con cui ti vedevi giornalmente e che andavi al bar a trovare l’amico. non riesco a pensare in quel momento come potrei stare: è una cosa molto brutta e dura per tutti perché ancora c’è pericolo. E’ un mese che sono in casa e non esco: fa troppo paura perché non si vede e non si sente. Si deve stare in casa, è difficile ma è l’unico modo per non diffondere questo virus, in attesa che la sanità abbia qualche rimedio per questa cosa che non guarda in faccia a nessuno. Rimaniamo a casa, per favore”.

Tornando al calcio, sono 42 anni esatti da quel tuo gol al Vestuti

“Non ne facevo tanti, per cui quello è stato bello. Fare gol nel derby contro la Salernitana è un emozione forte che rimane veramente anche oggi che sono passati 42 anni”.

Che ricordi hai di quella gara?

“La partita era sentita perché eravamo nelle zone alte della classifica e cominciavamo a sperare in qualcosa di grande. Quella gara è stata una prova molto importante per noi ed abbiamo trovato la maturità e abbiamo cominciato a sperare. Vincere contro la Salernitana è stata per noi una prova importante che ci ha portato a disputare la contro il Catania”.

I ricordi di quello spareggio di Catanaro?

“Quella partita lì arrivammo con un entusiasmo incredibile: finire primi in campionato ed incontrare una squadra blasonate come il Catania che aveva precedenti in categoria superiore ci ha messo rabbia e voglia di mandare a casa il risultato, anche per i tifosi che ci avevano seguito tutto l’anno e ci avevano sempre incoraggiato per arrivare a quel traguardo. In alcune gare ricordo che avevano cercato di tagliarci le gambe però noi abbiamo creduto sempre nelle nostre qualità. Era un bel gruppo, grossi amici e spogliatoio compatto. Avevamo un allenatore che per me era un padre come Giorgi. Quando venne a Bergamo ad allenare sono andate parecchie volte a trovarlo”.

Che persona e che tecnico era Giorgi?

“Andavamo tutti a mangiare insieme chi abitava a Vietri ed anche a lui lo invitavamo. Però non è mai venuto una volta perché non voleva rovinare la nostra giornata di libertà. Era un signore, si fidava e per me è stato uno degli allenatori più bravi che abbiamo avuto: sia come persona che come allenatore”.

Siete tornati più volte nel corso degli anni a Nocera

“Si. Con Bozzi, Garlini  e Chiancone e gli altri ci sentiamo, il gruppo di Nocera ci sentiamo, ci mandiamo i buongiorno ed è un gruppo molto affiatato nonostante siano passati gli anni. Quando capitano degli eventi nessuno manca e quando ci hanno dato la cittadinanza di Nocera ed è stato molto bello ed un buon segno”.

Che ricordi ha del pubblico di Nocera

“Il pubblico ci è sempre stato vicino sia nel bene che nel male, quando siamo scesi l’ultima volta a Nocera,  trovare persone che si ricordavano per strada cose che magari al momento non mi ricordavo mi ha fatto molto piacere. Essere amato da questo paese mi rende contento e sentire ancora gente che mi chiama e mi chiede come sto è molto bello. Degli amici di Nocera quando hanno saputo la situazione di Bergamo mi hanno chiamato e mi hanno emozionato”.

L’intervista si è poi conclusa con una frase importante che non dobbiamo dimenticarci in questo periodo

“Restiamo a casa, se lo faremo questa situazione si risolverà il più in fretta possibile”. 

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