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Il punto della situazione sui campionati di serie D. Che succederà?

Il campionato di serie D 2019/2020  è stato sospeso oramai da oltre un mese perché gli incontri di calcio erano diventati troppo pericolosi per l’incolumità dei calciatori, ma da quando si è giunti a questa decisione è sovrana l’incertezza se continuare o non continuare il campionato. Analizziamo al meglio questa situazione




CHI VUOLE CONTINUARE?

Sicuramente la federazione, nella persona del presidente Cosimo Sibilia, ha più volte ribadito la volontà di volere concludere il campionato però anteponendo come condizione irrinunciabile il via libera da parte della comunità scientifica a poter effettuare eventi sportivi. La federazione è propensa a fare concludere i campionati, in quanto in questo modo sarebbe il campo a decretare le promozioni o le retrocessioni, evitando alla lega il compito di decidere cosa fare con promozioni e retrocessioni, qualora non si continuasse.
I calciatori di serie D vorrebbero tornare in campo, qualora l’emergenza sanitaria si placasse. Il motivo è molto semplice: con lo stop definitivo, si perderebbero come minimo tre stipendi (Marzo, Aprile, Maggio), senza contare che più di una società di serie D ha altre mensilità arretrate. Inoltre vi sono i collaboratori della società (staff tecnico, staff medico, team manager, magazziniere) che, con alcune centinaia di euro mensili, riescono a dare una mano ai propri nuclei familiari.

CHI NON HA INTENZIONE DI CONTINUARE?

La maggior parte dei presidenti di serie D non vuole continuare questa stagione calcistica. I presidenti delle squadre di calcio di serie D sono anche imprenditori che, in questo periodo di crisi, vorrebbero dedicarsi maggiormente alla salvaguardia delle proprie aziende. Molti, poi, si sentono responsabili della salute dei propri tesserati e, soprattutto in alcune zone del Nord Italia, pare difficile pensare di tornare ad allenarsi entro una ventina di giorni.
E’ chiaro che poi vi sono i presidenti “Banditi” a cui non dispiacerebbe affatto risparmiare tre mesi di stipendio, ma questi fanno il calcio in modo piratesco perché hanno pochi fondi e sono soliti comportarsi in questo modo. Questa tipologia di presidenti sono da evitare per il mondo del calcio, in quanto non hanno in alcun conto la dignità umana dei calciatori o dei collaboratori che gravitano attorno a una società, in quanto non permettono di portare il cosiddetto “Pane a Casa” a persone che vivono di calcio.
Inoltre bisogna considerare che ci sono molte società ricevono linfa vitale dalle sponsorizzazioni e da centri sportivi, quest’emergenza ha indubbiamente tolto molto, ma trovare sponsor disponibili a tornare in campo appare molto difficile, e la chiusura dei centri sportivi non è recuperabile.

CHE COSA SUCCEDERA’?

Sicuramente sarà la comunità scientifica e il governo a decidere se e quando si potrà tornare in campo. Sibilia ha parlato di una quarantina di giorni utili, in modo da concludere il campionato entro il 30 Giugno. Tale ipotesi, che è ottimistica, pare che si allontani sempre di più. Se proprio si vuole tentare di concludere il campionato una volta affievolita l’emergenza, forse sarebbe meglio iniziare a capire se e come prolungare la scadenza dei contratti dei calciatori e dei collaboratori sportivi. In effetti dobbiamo aspettare che termina questo periodo di emergenza sanitaria, in modo tale che il governo del calcio possa prendere la decisione per il “sistema calcio”. 


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