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Ecco perché non falliranno le società di serie C e di serie D ma urge subito una riforma dei campionati

In settimana la lega di serie C ha proposto di bloccare le retrocessioni. Una decisione, che, però contrasta quella di promuovere Monza,Reggina, Vicenza e Carpi nonostante le tante gare da disputare. Le decisioni dell’assemblea non hanno nessuna rilevanza sulle decisioni che attendono le altre leghe e comunque non sono valide senza l’accordo delle leghe stesse. La lega di serie C, avendo come obiettivo quello di presentarsi al Consiglio federale con una unità di intenti, ha votato tutte le cose possibili a favore.

Io penso che quest’anno sia difficile che in serie C e in serie D ci possano essere squadre che non si possano iscrivere al prossimo campionato. Senza fidejussione da presentare, come annunciato più volte da Ghirelli e da Scibilia, e con il rinvio delle scadenze fiscali a Settembre difficilmente ci potranno essere società che non avranno i conti a posto a Giugno quando si comporranno gli organici.

In più lo stato ha stanziato a favore delle A.S.D. (Associazioni Sportive Dilletantistiche), iscritte al registro CONI almeno da un anno, la possibilità di accedere a finanziamenti con la finalità di far fronte all’emergenza attuale. Gli importi di tali finanziamenti vanno da un minimo di 3000 euro ad un massimo di 25000 euro, nella misura massima consentita del 25% del fatturato dell’ultimo bilancio o delle entrate dell’ultimo rendiconto. Un finanziamento che avrà durata  di 6 anni, suddivisi in 2 di preammortamento, dopo i quali partirà il pagamento della prima rata e 4 di ammortamento. Sarà un finanziamento garantito al 100% dal Fondo di Garanzia, Comparto Liquidità, con interessi totalmente abbattuti da parte di tale Fondo.

Al di là delle questioni ripescaggi e delle difficoltà economiche, la situazione attuale rende ancora più urgente una riforma dei campionati. Se le società di serie C e di serie D non “approfittano” della “crisi” per fare i cambiamenti di cui ha bisogno il calcio adesso, non si faranno più. Sicuramente le società avranno due problemi: il primo è che ci saranno sicuramente meno risorse finanziarie in generale nel mondo del calcio in futuro, il secondo è relativo ai costi del lavoro spropositati rispetto al reale vantaggio dei calciatori.

Il calcio professionistico per il tipo di implicazioni che ha nella vita degli atleti ha senso esclusivamente se i proventi consentono al professionista, che ha trascurato probabilmente gli studi e che non ha acquisito alcuna professionalità extra calcistica, di vivere il resto della sua vita sugli stessi. Questo concetto può essere valido sicuramente per i professionisti di serie A, forse per la maggioranza di quelli che giocano in serie B, sicuramente per nessuno di quelli che gioca in Lega Pro o in serie D.

Per tale motivo non vedo altra soluzione per i due problemi che trasformare in dilettanti anche gli atleti di Lega Pro consentendo loro di poter iniziare un percorso lavorativo mentre giocano a calcio in modo tale che lo ritroveranno quando terminerà la carriera da calciatore.

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