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Taranto: effettuato un sequestro preventivo ai beni del presidente Giove da parte della Guardia di finanza .

Al termine di una serie di accertamenti fiscali, la Guardia di finanza di Taranto ha eseguito un decreto di sequestro preventivo fino alla somma di circa 4 milioni di euro. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Taranto Rita Romano, su richiesta del sostituto procuratore Remo Epifani. I destinatari sono Massimo Giove, presidente del Taranto Calcio e della sua compagna Anna Albano, entrambi legali rappresentanti di una azienda meccanica con sede legale a Leporano. La Guardia di Finanza ha ricostruito la vicenda in un articolato comunicato inviato alla stampa. “Il provvedimento – spiega la nota stampa – è stato emesso al termine di una complessa ed articolata attività di verifica fiscale condotta da militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto nei confronti di una società della provincia ionica. Agli amministratori sono stati contestati reati tributari che vanno dall’infedele dichiarazione all’omesso versamento dell’Iva, dell’Ires e delle ritenute contributive dovute in relazione ai lavoratori dipendenti, e il falso in bilancio. A un terzo soggetto è stato contestato il reato di riciclaggio di parte dei proventi delle condotte contestate. In particolare, nel corso dell’attività ispettiva è stato accertato che la società, negli anni d’imposta dal 2015 al 2018, ha utilizzato false fatture per oltre 1 milione di euro emesse da due società non operative, una delle quali, con sede nella limitrofa provincia brindisina, fallita nell’anno 2018. Le società, solo formalmente operanti nell’analogo settore delle lavorazioni meccaniche, erano amministrate da soggetti disposti ad emettere fatture per operazioni inesistenti al fine di soddisfare le esigenze di bilancio di chi ne facesse richiesta. Nel caso in esame, è stato rilevato che la remunerazione per tale servizio era pari a circa il 12% dell’importo indicato sul documento fiscale”. Un aspetto, questo, spiega la Guardia di finanza nel comunicato “emerso chiaramente dall’esame della documentazione di natura extracontabile rinvenuta nel corso dell’accesso effettuato presso la sede della società ispezionata. Si tratta di documentazione memorizzata sui pc, di appunti e manoscritti. L’analisi di tali contenuti, confrontata con gli accertamenti bancari eseguiti nei confronti della società e dei suoi amministratori, non ha fatto altro che rafforzare quanto emerso dalla documentazione non ufficiale. Difatti i pagamenti delle fatture false spesso non venivano effettuati a favore delle società emittenti ma dirottati verso conti correnti personali degli amministratori della società verificata e in alcuni casi anche su conti correnti esteri, accesi presso istituti di credito bulgari a loro riconducibili. Parte dei proventi poi, venivano falsamente destinati all’acquisto di carburanti. Il compiacente gestore di una stazione di servizio non erogava il prodotto restituendo la somma in contanti così integrando il reato di riciclaggio. Il quadro probatorio così delineato, in relazione ai reati ipotizzati ed alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ha permesso al G.I.P. competente, anche in considerazione delle valutazioni espresse dalla Procura, di emettere un decreto di sequestro preventivo fino alla concorrenza di circa 4 milioni di euro. Le attività eseguite testimoniano l’attenzione operativa che la Guardia di Finanza costantemente riserva al presidio della tutela delle entrate, anche con il ricorso sistematico alle misure ablatorie”.

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