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Il Dr. D’Auria a Metropolis:”Le società hanno difficoltà a tutelare gli atleti. Medici divisi tra i vari protocolli”

Contattato dai colleghi di Metropolis, il medico sociale dei molossi, il dott. Giovanni D’Auria ha espresso la sua sulla situazione Covid e campionati.

“Non tutti i presidenti di serie D hanno la possibilità economica per farsi carico di uno screening individuale per ogni atleta. Qui le società vivono di sponsorizzazioni e già facevano fatica prima, figurarsi ora che c’è un’ulteriore crisi economica e sanitaria. Guardando il protocollo in vigore per la nostra categoria, mi viene da dire che molto aleatorio. Abbiamo iniziato la stagione dove ci era stato fortemente raccomandato, sottolineo questa dicitura, di fare tamponi ed altro. Nelle norme non c’è scritta la parola obbligo. L’unica cosa per tutelarsi è l’autocertificazione in cui sostanzialmente ti devi fidare di ciò che viene scritto dall’atleta. Con l’inizio del campionato, ci si è resi conto che la gestione di un caso Covid nei dilettanti non è gestibile. Come Nocerina, in via privata ed autonoma, facciamo test frequenti al nostro gruppo squadra perché l’incolumità e la salute sono fondamentali. Ma chi non ha la possibilità economica di sostenere queste spese, mi chiedo come fa a garantire tutto questo?”

Il dottor D’Auria poi invita all’inversione di rotta radicale per garantire la fine della stagione: “Innanzitutto serve un sostegno economico da parte della Lega a tutte le società in modo che tutte siano nella condizioni di fare tutti i tamponi previsti per salvaguardare il gruppo squadra e non solo. Inoltre bisognerebbe equiparare, per quanto è possibile, il protocollo nostro a quello dei professionisti. Solo in questo modo si potrà riprendere seriamente il campionato, altrimenti è inutile perdere altro tempo perché stiamo avendo dimostrazione di quanto la situazione sia tragica. Ci sono state gare rinviate per un solo positivo e la Lega ha accettato il rinvio. Questo vuol dire che il protocollo vigente non è controllabile. Noi abbiamo avuto tanti casi di positività dopo la gara con la Sassari Torres che a sua volta aveva denunciato positivi qualche giorno prima. Abbiamo attuato tutte le norme previste per i negativi e positivi. L’abbiamo potuto fare perché alle spalle c’è una dirigenza solida economicamente. Pensate se accadesse
a realtà più piccole e povere della nostra…”

Anche il dottor D’Auria ha concluso citando la situazione dei suoi  colleghi, divisi tra protocolli e regole da perseverare: “Nei casi Lazio e Juventus-Napoli, secondo me c’è stata grande confusione tra quello che era il protocollo e quello che invece riguarda la gestione ordinaria di un caso Covid. Per Juve-Napoli c’è stato un fraintendimento tra le varie parti in causa. Fino a quando non c’è una rivisitazione in termini direttivi e su quanto potere abbiano le ASL di appartenenza, credo che non troveremo mai una via d’uscita. Un medico sociale di un club deve attenersi sia al protocollo sportivo che alle norme emanate dall’ASL di competenza. Per quanto riguarda la Lazio è ancora tutto da definire, la giustizia ordinaria farà le sue valutazioni, così come quella sportiva che pure si è attivata. A mio avviso bisogna rivolgersi ad un unico centro per tutti i club di A e così via in modo da avere un risultato univoco e regolarsi di conseguenza”. 

Fonte: Metropolis – Bruno Galvan

 

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