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PILLEDDU a NL: “Latina-Nocerina gara da grossa valenza. Nocera? Tifoseria da Serie A, città storica e chi non viene qui non può dire di essere calciatore”

Due stagioni e mezzo alla Nocerina dal 1999 a gennaio 2002 siglando 21 rete in 74 presenze, ma anche ex centravanti del Latina. Stiamo parlando di Corrado “Bobo” Pilleddu. L’abbiamo intervistato alla trasmissione Nocerinissima Live (in onda ogni venerdì su facebook e youtube di Nocerina Live) da doppio ex in vista del big match del girone G di Serie D. Tanti gli aneddoti del centravanti genoano: da quanto sia importante Nocera calcistica e storica, di aneddoti inerenti ai suoi anni da idolo fino a quando dovette nascondersi nel bagagliaio dopo i playout persi. Un’intervista da non perdere e che vi proponiamo sia scritta che in video di un calciatore con sani valori e soprattutto un grande uomo


Che gara ti aspetti Latina-Nocerina?

“Capita in un momento particolare ed ha una grossa valenza per il campionato, il rischio è di caricarla troppo però così bisogna fare. Domenica si preannuncia difficile perché il Latina è una buona squadra però la Nocerina deve cercare di fare il colpaccio perché le altre squadre hanno qualche partita da recuperare. La Serie D è un campionato maledetto, devi vincerle tutte perché altrimenti non ce la fai e per un punto perdi il campionato. Mi trovo in mezzo a due fuochi, ho giocato in entrambe le squadre, ovunque ho giocato ho lasciato un buon ricordo in tutte le tifoserie. Non mi sbilancio, ma la partita è sicuro importante”.

Com’era il calcio della tua epoca e quello attuale?

“Hai trovato terreno fertile su questa domanda. Già quando giocavo mi sentivo un pesce fuori d’acqua perché non mi riconoscevo nel calcio che c’era ed ero attaccato a un calcio precedente e qualcosa già scricchiolava ai miei tempi. Fortunatamente ho giocato in quegli anni e ho smesso giusto in tempo perché le cose sono cambiate in peggio per molti aspetti, in primis per quanto riguarda la regola dei giovani che devono giocare per forza. Mentre prima c’erano giocatori di una certa età con alcuni giovani che imparavano; adesso pochi anziani e tanti giovani. Poi anche l’attaccamento ai colori è svanito, un po’ come in politica. Vedere un giocatore che si affeziona a una maglia e che rinuncia a qualcosa per rimanere lì non ne trovi. E’ finito il romanticismo. Troppi tocchi orizzontali, si va indietro appena si può e difficilmente gli esterni fanno uno contro uno. Cambiamenti in peggio. Poi è arrivato il covid che ha rovinato la questione del pubblico. Hai voglia di dire presidenti, dirigenti e tutti quanto, il calcio sono i tifosi. Adesso che non c’è pubblico, le guardo di meno perché manca una componente fondamentale. Anche per i giocatori, non vorrei, che qualcuno fosse contento: perché non c’è contestazione, non hai rumori in sottofondo mentre giochi. Però è la nostra passione e rimaniamo attaccati per partecipare in qualche modo”. 

I suoi anni a Nocera e la Nocerina calcistica e storica

“Ho un ricordo meraviglioso. Quando un giocatore viene a giocare a Nocera non capisce bene l’importanza della città, della sua storia e del passato: da Castellammare porto di Nocera, e paesi come Salerno nati dopo, questo non si viene a sapere. Come è possibile che Nocera, che fa 80.000 abitanti (le due Nocera attualmente anche una cifra bassa n.d.r) e ti trovi 10.000 persone allo stadio. E’ una piazza di Serie A perché c’è un attaccamento importante e ha una importanza storica. Chi viene qua dovrebbe avere un piccolo libricino che spiega cos’è Nocera e capisce cosa vuol dire per i nocerini la Nocerina. La fierezza che hanno non l’ho trovata da nessuna parte. Questo tipo di unicità che ti trasmette un qualcosa di diverso. Io l’ho conosciuto dopo la storia di Nocera, parlandone con gli amici. Nocera è una piazza incredibile: anche quando vengono fatto i cori, il volume dei nocerini è più alto degli altri e lo senti in maniera differente. Ho giocato il derby con il Savoia e altro e ti assicuro che si sente tremare. Quando vedo Sassuolo e Chievo in Serie A, penso alla Nocerina e dico che ci vorrebbe qualche magnate che la porterebbe in A e in tal caso a Nocera ci vorrebbe uno stadio nuovo da 30.000 persone perché altrimenti non ci entrerebbero tutti quanti. Quando si aspettano tanto da te, sono talmente accalorati che la carica è eccessiva e si corre il rischio, che se non hai calciatori di personalità, è più difficile rispetto agli altri posti. Però il bello di giocare a calcio è proprio questo ed è vero quello che dicono che se un giocatore non gioca a Nocera non è calciatore”. 

L’aneddoto del suo arrivo a Nocera e dei suoi anni tra alti e bassi e quella sera nel bagagliaio della macchina dopo i playout persi al San Francesco

“Sono arrivato a Nocera e ricordo che mi dissero: “Pillè ca te facimm omm” e io tenevo 30 anni. E ho pensato che mi fai uomo che ho 30 anni, invece i 2 anni e mezzo a Nocera mi hanno fatto crescere tantissimo e mi hanno fatto capire tante cose della società e come si vive. Nocera è sicuramente per un calciatore è una tappa fondamentale. Il mio rammarico che sono arrivato a Nocera e si voleva andare in Serie B. Nella prima parte feci 9 gol nel girone d’andata ed ero capocannoniere, poi fu esonerato Chiancone, fu preso Giordano, furono acquistati tre quattro calciatori e non andò bene. Poi ritornò Chiancone e facemmo un finale oneroso: con qualche acquisto mirato avremmo potuto raggiungere i playoff e vincere il campionato. L’anno dopo fu fatta una squadra per giovane e dopo due giorni di ritiro dissi “con questa squadra retrocediamo” perché conoscendo la piazza di Nocera è dura la domenica. Infatti ho visto giocatori diventare bianchi ed essere sostituiti dopo venti minuti come accadde nel derby contro il Savoia con Turchetti che mi disse Bobo non posso giocare al posto tuo e fu cambiato perché Nocera è una piazza particolare. Alla fine retrocedemmo, uscimmo a mezzanotte dallo stadio in un portabagagli. Sono passato da essere nel presepe del comune al posto di Gesu bambino a scappare poi così. L’anno dopo fummo ripescati e ricominciammo daccapo e c’erano tanta gente agli allenamenti. Poi si inceppò nuovamente qualcosa e furono cambiati tanti allenatori. Poi a gennaio dovevo andare in Cina, mi ruppi e andai poi alla Sambenedettese vincendo al campionato. A distanza di anni, pian piano che passava il tempo, mi sono accorto della fortuna di poter giocare nella Nocerina”.

Latina-Nocerina del 2002-03 con la maglia neroazzurra

“Quella partita fu caricata tanto a Latina e sapevamo dell’invasione dei tifosi della Nocerina che poi ci fu, erano un migliaio. Quel giorno lo stadio di Latina era comunque pieno. Quando sono uscito al riscaldamento ci fu un coro contro abbastanza tosto però fa parte del gioco e i tifosi del Latina fecero il coro a mio favore. Entrai a campo con questo stereo tra le due tifoserie. Al 91esimo, credo, ci fu un cross da trequarti io salto di testa alla mia maniera becco sta palla e finisce all’incrocio dei pali, picchia sulla riga e va fuori. A fine gara sono voluto andare a salutare i tifosi, perché mentre si gioca puoi dire una parola, però da parte mia volevo dimostrare che non c’era niente. Avrei voluto dimostrare di fare meglio nella mia storia alla Nocerina però non ci furono le condizioni giuste come avvenuto dopo con la Serie B”.

L’aneddoto di Sampdoria e Genoa contro la Nocerina

“Vi dico un’altra cosa, sono genoano marcio. Conosco dei capi ultras della Sampdoria e quando andarono a Nocera gli dissi non andrete la a fare la gita perché è come la Serie A. E loro mi fanno ma sì belin abbiamo girato tutto il mondo: quando sono tornati mi dissero che avevano sentito come una scossa elettrica quindi per dire quanto è importante Nocera. La gara di Coppa Italia contro il Genoa? Stavo con Nappi e mi disse fagli un saluto però non sapevo come comportarmi e pensavo salutando con la mano avessero pensato fosse gestaccio se non mi riconoscevano. Ricordo che anche Marco Nappi disse dei tifosi “ammazza Bobo” e fu fantastico”. 

Sul girone G di Serie D

Il Monterosi ha cinque partite da recuperare che può essere un bene perché sai che se vinci ottieni quindici punti, però da un lato no perché se ti culli su questa cosa non vinci. L’esonero di Aronica dal Savoia forse è dovuto a questo perché si vedevano spacciati e hanno preso queste decisioni. Per chi gioca è ancora più difficile perché non sai quanto recuperi e poi anche il discorso del campo come la Nocerina che gioca ad Angri non è come nei professionismi. Lì le varianti sono tanti e il fatto del covid con squadre più e meno colpite. Questi campionati sono stati fatti dalla Lega solo per proseguire e sopravvivere. Chi vince è chi avrà più forza, capacità di gestire questa storia, oltre che la squadra di una certa caratura”. 

Se tiferà per Latina o Nocerina

“Io tifo per il Genoa. Quando sono in queste situazioni sono in difficoltà e non riesco a tifare per una squadra perché è sempre un dolore quando si affrontano due squadre con cui ho giocato. Se non gioca il Genoa vorrei riuscire a vederla. Faccio il tifo per tutte è due, è una belinata dire questo, ma mi metto nel mezzo per essere il più neutrale possibile”.