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TOLU a NL: “A Sassari vidi una Nocerina che provava a giocare a calcio. Nocera? Che ricordi e che accoglienza qualche settimana fa”

Abbiamo intervistato l’ex centrocampista della Nocerina Walter Tolu che ha indossato la maglia rossonera una sola stagione, nel 1993-94 in Serie D. Sono bastati solo sette mesi all’ex sassarese per avere grandi ricordi di Nocera. In questa lunga intervista, abbiamo ripercorso questo, parlando ovviamente anche d’attualità e della prossima avversaria dei molossi: il Latte Dolce


Walter, innanzitutto come stai?

“Ho la fortuna di vivere in Sardegna: siamo pochi e da quando c’è la pandemia hanno ridotto gli aerei e la situazione è  sotto controllo. Ieri circa 200 casi in tutta l’isola per cui capisci che, il problema l’abbiamo anche noi, però è misurato anche per il numero di abitanti”.

Qualche settimana fa hai fatto il commento tecnico di Torres-Nocerina

“Ho fatto anche una bella chiacchierata con il mister della Nocerina. Non lo conoscevo, me l’hanno presentato e mi ha raccontato la sua lunga storia alla Nocerina e io invece la mia seppur breve ed anche in categoria differenti. Quel giorno meritò di vincere perché più squadra, organizzata e con calciatori importanti per la categoria. Commentammo proprio questo: che la Nocerina provava a giocare a calcio, nonostante l’assenza a centrocampo che disse che aveva; la Torres, invece, lanciava il pallone dalla difesa in avanti verso due punte basse. Sicuramente la Nocerina ha vinto meritando di vincere perché ha una squadra. Nelle partite successive è stato un po’ altalenante anche se poi ha vinto domenica scorsa. Ha tutte le carte in regole, non dico per vincere il campionato, ma per i playoff. Per via di queste condizioni, non ho visto tante partite. Seguo in maniera marginale e leggo da quello che scrivono sul giornale, però guardando la partita che ho visto ribadisco che la Nocerina prova a giocare calcio, e quando dico prova non significa che non gli riesce. E’ ovvio che parliamo dell’Interregionale dove il livello, seppur di quarta serie nazionale, non è come la Serie A, però non si può pensare di giocare da dilettanti e si deve pensare da professionista e credo che la Nocerina stia provando a fare questa cosa. Il mister, che era un calciatore tecnico, vuole vedere la sua squadra giocare ed è stata questa la partita che ho visto a Sassari”.

Paradossalmente le due di Sassari, soprattutto il Latte Dolce che aveva costruito forse la squadra più forte stanno faticando, bene invece squadre più giovani tipo Carbonia e Lanusei 

“In effetti il Latte Dolce ha fatto una campagna acquisti importante però torniamo alla stesso discorso. Nel campionato nazionale si devono schierare 4 under: tu puoi avere calciatori che hanno un passato da professionisti ma se non hai 4 under di un certo livello tutto il resto si appiana ed è inevitabile. La differenza, da quando hanno introdotto gli under, è che il calcio dilettantistico è diventato un altro mondo perché occorre avere un settore giovanile e questo il Latte Dolce ce l’ha. Però quest’anno hanno provato con questi grandi acquisti, ma il calcio non è una matematica esatta dove le squadre che hanno soldi a palate vincono, vedi la Juventus di quest’anno oppure l’Inter che, dopo aver speso per anni tantissimo, ora stanno vincendo, Nei dilettanti non è il soldo che ti fa vincere, se hai disponibilità, devi partire dai giovani. Carbonia e Lanusei, che non conosco ma seguo un po’ di più, sono imbottiti di giovani e che hanno  fame. Alla fine è la fame sportiva che ti aiuta”. 

A Nocera ti ha portato Lamberto Leonardi

“Eravamo stati assieme a Sassari, poi ero andato alla Fidelis Andria. Lui successivamente mi portò a Francavilla una città di Pescara e dopo essere rimasto per due anni, mi chiamò a Nocera a settembre (stagione 1993-94 n.d.r)”.

Che persona era mister Leonardi?

“Il mister era un uomo di grande carisma e, per chi non lo conosceva, un po’ ruvido ma perché aveva un modo di insegnare e vivere il calcio. Per me, poi, oltre che un allenatore, siamo diventati amici successivamente. Per me è stato anche una guida: quando arrivò a Sassari non mi trattava tanto bene perché giocavo con il suo stesso numero di maglia il 7 e voleva che giocavo come lui. Il primo anno di C1 stavo per andare via: presero anche Roccotelli che, quando venne qua. aveva il nome ma era a fine carriera: le prime 6 partite non giocai e chiesi di andar via. Poi alla settima mi fece giocare e poi da lì non sono più uscito”. 

Tornando a quella annata alla Nocerina. Si veniva dalla vittoria dell’Eccellenza, ma quel secondo posto in D significò ripescaggio in C2 e l’inizio di un ciclo vincente

“Noi sapevamo che, arrivando secondi, saremmo stati ripescati e sapevamo anche che non avremmo mai potuto raggiungere il Benevento avanti a noi 7-8 punti. Nell’ultima gara del girone d’andata avevano già quei punti di vantaggio e finì 4-0 il primo tempo per noi e poi terminò 4-1. Noi da lì ci siamo sempre mantenuti al secondo posto, qualche partita l’abbiamo persa però ci siamo tenuti attaccati a quella posizione che sapevamo poi saremmo andati in C”.

Altro derby di quell’anno fu la vittoria contro la Paganese

“Il derby con la Paganese si giocò a Portici e vincemmo 3-0. Supremazia totale e non ci fu partita li avevamo massacrati ed eravamo più squadra: c’erano Pallanch, Siviglia, Pastore, Luciano, Erra, Vastola eravamo una squadra con gli attributi e tenevamo la famosa cazzimma. Bello raccontare questi derby di una volta”. 

Si sente ancora con qualcuno di quella annata?

“Di quella annata lì ho sempre un rapporto con Sebastiano Siviglia. Per non parlare poi di una grande persona che ora non c’è più ovvero Giovanni Castiello che è stato importante per tutti ed era diventato un fratello a tutti gli effetti. Veniva tutti gli anni in Sardegna, dormivamo insieme, c’era amicizia e fratellanza. Ogni volta che ne parlo mi commuovo”. 

Ci racconti un aneddoto, invece, su Giovanni Oliva, storico magazziniere 

“Giovanni Oliva era proprio divertente lui. La cosa che mi fece più ridere quando disse a Siviglia: “Ne Sivì che cazzo parla fa, t’aggia fatt omm e mo pur tu parl. Si venut ca e mo parl pur tu”. Poi io gli volevo bene come un fratello perché in quel periodo lavorava e tutto però era una persona molto umile. I calciatori guadagnavano qualcosina e lui pelo pelo per campare e mi ha invitato a pranzo 2-3 volte. Pensa il cuore di questo ragazzo”. 

La speranza è di rivedere due piazze importanti come Sassari e Nocera in categorie superiori

“Io a Nocera sono rimasto solo 7 mesi però devo anche dire questo: quando sono andato a vedere la partita, l’accoglienza che mi hanno fatto i dirigenti della Nocerina a Sassari, a casa mia, non me l’hanno fatto i dirigenti della Torres. Il presidente, il mister a me non mi conoscevano, c’era il magazziniere che stava anche con Giovanni e un dirigente che all’epoca era un tifoso. Poi qui c’è anche un altro sassarese che è stato nella Nocerina, ovvero Rubino”.