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CORNI a NL: “Ho conquistato otto promozioni, ma la prima con la Nocerina la più bella e inaspettata. Orsini? Che presidente!”

Qualche giorno fa si è festeggiato il 43 anniversario della promozione in B del 1978 della Nocerina. Abbiamo intervistato chi costruì quella squadra, il direttore sportivo Renzo Corni

Direttore come va innanzitutto? 

“Da 77enne i miei nipoti mi chiamano CR77 (sorride n.d.r). Comunque abbastanza bene e tiriamo avanti”.

Sono passati 43 anni da quella promozione in B della Nocerina

“Ogni tanto ci penso e mi rendo conto che, nella mia modesta carriera, ho fatto otto promozioni ma la prima è come un primo bacio o il primo amore: è la più bella anche perché la più inaspettata. Di quell’anno ricordo che il buon Orsini mi diede carta bianca nella scelta dell’allenatore, che era uno sconosciuto per tutti, ma non per me che era un vecchio compagno di squadra che ci giocai un anno e che frequentavo durante l’estate. Avremmo potuto portare qualsiasi giocatore non avrebbe sollevato obiezione, però ci disse “fate quello che volete ma se non arriviamo tra i primi 12, perché quell’anno c’era la divisione C1 e C2 non so quello che vi capiterà”, e allora da quel momento ci sentimmo sollevati perché non avevamo una pressione addosso.  Non eravamo dei presuntuosi ma nei primi dodici in cuor nostro sapevamo di arrivarci perché Bruno conosceva Garlini e io i vari Bozzi, Spada, Pigozzi e questa mancanza di pressione ci ha fatto giocare alla garibaldina senza pensiero”.

Sull’importanza di Giorgi

“Giorgi è stato bravissimo a non mettere questo tipo di responsabilità e si giocava settimana dopo settimana e poi un ambiente favoloso perché dopo le prime partite dove ci furono le solite contestazioni, un po’ alla volta si sono tutti adattati a questa nuova situazione e squadra ed hanno cominciato a sorreggerci, crederci e questo man mano ha fatto aumentare la nostra autostima perché vedevamo che la categoria non ci stava stretta. Però mai a pensare di poter salire, pensavamo di fare un buon campionato, senza paura”. 

Quando capiste di poter vincere il campionato

“In quel periodo ero a mezzo servizio, Orsini mi aveva dato la possibilità di fare il direttore però tornavo a casa quell’anno lì. Venivo ogni due settimane quando si giocava in casa e poi tornavo a Modena. Orsini mi telefonò da ritorno da Catania ed era rara questa cosa, ma sentì in lui delle parole di grande ottimismo nonostante la sconfitta anche se francamente, forse la prestazione e il risultato delle altre squadre che non avevano avuto grossi risultati,  mi disse “bravo Corni la squadra è buona e ci toglieremo delle soddisfazioni”, forse anche in una sconfitta chi vede oltre può vedere delle cose positive”. 

Molti calciatori di quelle stagioni parlano di Orsini come fosse quasi un papà oltre che presidente

“Era un papà però come tutti i papà quando si arrabbiava faceva un po’ di timore. Quell’anno lì non si arrabbiò quasi mai, invece gli anni prima quando giocavo l’ho visto più volte arrabbiarsi perché forse si aspettava risultati migliori. Quando le cose andavano normalmente, e non quando si andava bene perché li sono tutti bravi e buoni,  era proprio un papà perché quando andavamo su in ritiro a Cava De Tirreni veniva a pranzo con noi, scherzava e ci prendeva bonariamente in giro. Proprio come un padre”. 

Che ricordi ha del 18 giugno 1978?

“Lì fui sfortunato perché addirittura il sabato prima ero a Milano per chiarire la situazione di Calcagni perché scadevano le comproprietà e dovevo stare lì: poi lo riscattammo. Ho preso la macchina il sabato sera, sono arrivato a Vietri sul Mare, con mia moglie e mia figlia alle tre di notte e il mattino dopo c’era la partita. Mi chiama il presidente Orsini per andare insieme e mi fece guidare a me dopo tre ore che ero tornato a Milano mi disse: “dai che ce la fai”.  Dopo la vittoria non mi sono potuto gustare niente perché Orsini è voluto tornare subito in macchina, per tornare presto a casa. Poi mi sono fatto di nuovo quei 300-400km e me la sono goduta dentro di me. Eravamo in macchina, io, lui e il figlio Gaetano: sprizzavamo gioia di tutti i pori. Lungo il tragitto del ritorno vedemmo un autogrill pieno di tifosi e Orsini volle fermarsi anche per raccogliere un po’ di applausi. Nocera piazza piena e mi fece riaccompagnare a Vietri sul Mare e non ho visto neanche arrivare la squadra, però la gioia interna era enorme”. 

L’anno dopo non andò bene invece, come mai?

“Presidente e i tifosi forse non si aspettavano un campionato di sofferenza, come giusto che fosse, se non avessero esonerato Bruno ci saremmo salvati perché la preparazione fu fatta in quel modo e la gente non sopportava di essere terzultima che era la nostra posizione, forse pensavano di fare un doppio salto come successe ad altre squadre e ci furono diverse contestazioni al mister. Quando presi Mazzia all’inizio non conosceva neanche i calciatori e io per metterlo a proprio agio feci scrivere sul giornale che la formazione l’avrei fatta io perché conoscevo la squadra e Bruno Mazzia non era ancora in grado, andai in panchina proprio perché volevo tutelarlo nel caso si perdesse. Perdemmo con la Sambenedettese e siccome dissi questa frase la squadra e Mazzia andò via tranquillamente, mentre ovviamente io fui contestato moltissimo. Però penso sempre alle cose belle, ricordo le gigantrofie davanti alla facciata del comune, penso solo alle cose belle”

Segue ancora la Nocerina?

“Guardo le classifiche però questo calcio non mi attira più di tanto, sarà che ne ho fatto indigestione o sarà che questi passaggi laterali al portiere e ai difensori non mi affascinano. La Nocerina la guardo sempre in classifica, due anni fa so che c’era Chiancone, di calcio mi interessa poco e penso solo alle cose belle”.

Si sente ancora con qualche calciatore dell’epoca molossa?

“Mi sentivo con Pigozzi, messaggi con il gruppo, Garlini qualche giorno fa. Ogni tanto sento Spada e poi mi arrivano messaggi e foto da Bozzi”.