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PRETE a NL: “La Nocerina ha fatto il suo campionato, si può ripartire da una base. Importante che ognuno abbia il suo ruolo”

Abbiamo intervistato l’ex direttore sportivo della Nocerina Giuseppe Prete.In questa lunga chiacchierata abbiamo parlato naturalmente della squadra molossa tra stagione appena conclusa e la prossima

Direttore ha letto il comunicato del presidente Paolo Maiorino?

“Si l’ho letto ieri mattina, penso che l’esposto sia abbastanza chiaro. Ha raccontato la sua breve esperienza in questi anni con la Nocerina, ha evidenziato secondo lui le positività di quest’anno. Sta rimarcando con molta correttezza qualche piccolo punto che non è andato per il verso giusto. Questo è stato un campionato particolare, l’abbiamo detto in varie occasioni, è stato un campionato con molte difficolta e che andavano oltre la prestazione del rettangolo di gioco”.

Nonostante il comunicato stampa, la stragrande maggioranza dei tifosi non crede nell’attuale gestione. Come se ne può uscire, nel senso c’è ancora modo per Maiorino per far cambiare idea ai tifosi?

“Il tifoso si comprende perché è tifoso della Nocerina ovvero è tifoso di una società che, con qualche incidente di percorso, ha fatto storia nel calcio e nei campionati superiori. E’ normale che il tifoso ambisca che la sua squadra del cuore abbia un ruolo da protagonista però ci sono delle realtà che non bisogna mai trascurare. Nel calcio non vale il detto volere è potere: volere ti da la spinta in più di quello che potresti ottenere ma non ti fa andare oltre l’impossibile. Se le potenzialità hanno dei limiti è normale che anche il risultato sportivo debba avere un limite. Non mi permetto di giudicare un tifoso per la sua ambizione; devo riconoscere che in questo frangente c’è una persona che mantiene in vita. Sarebbe troppo semplice dire costruiamo la squadra per vincere: sicuramente accontenterei i tifosi, ma bisogna avere le possibilità per fare questo. Ci sono dei campionati dove è evidente la differenza dei vari organici, dovuta dalla possibilità economica di allestire la squadra, poi ci sono invece anni calcistici dove si equivale questo valore ed è l’organizzazione che ti fa prevalere sull’avversario. Un esempio è il Monterosi, provando ad analizzare gli aspetti numerici, la differenza si è vista per la classifica. Questa è una squadra che sta portando avanti questo discorso da tempo ed aveva qualcosa in più rispetto alle altre. Lo stesso Latina è un organico di tutto rispetto con potenzialità economiche importanti, ma alla fine è dietro il Monterosi. Quando ci sono queste realtà assodate, la differenza è tutta dettata dalla possibilità economica di poter allestire un organico. Maiorino, per fare la squadra per vincere, deve avere le possibilità per farlo”.

Stagione appena conclusa: quinto posto e sconfitta semifinale playoff. Che giudizio dà alla stagione?

“L’organico penso abbia rispettato punto in più punto in meno quello che doveva essere il proprio campionato. All’inizio abbiamo enunciato che c’erano un paio di società più attrezzate, vedi Monterosi e Latina. Poi c’era qualche squadra che stava messe bene in alcuni reparti e meno in altri: queste tipologie di squadre potevano stare insieme alla Nocerina. Se leggiamo la classifica, tralasciando le prime due, i rossoneri sono lì con Savoia, Muravera e Vis Artena. Il campionato che la Nocerina aspirava a fare era di entrare tra le prime cinque per poter poi avere un colpo di coda a fine stagione che, per quanto potesse servire, più o meno poteva dare un senso di soddisfazione. La Nocerina ha fatto un campionato rispettoso per le sue possibilità”.

Bolzan e Cavallaro, fosse per lei, li confermerebbe? Nel caso dell’allenatore reputa che sia meglio dare continuità o se c’è la possibilità di puntare a un tecnico più esperto andrebbe più verso questo profilo?

“Ritorno a quello che ho detto prima. Se sono queste le mie carte credenziali, darei seguito ad un lavoro partendo dalle basi e determinati riscontri ottenuti. Se poi dovessi cambiare percorso potrei fare altri ragionamenti e non è detto che non possa esser riconfermato lo stesso tecnico. Consentitemi, e mi conoscete, non faccio sviolinate, dico sempre quello che penso. Quando è qualcosa di cattivo cerco di non dirlo perché non voglio mai offendere nessuno: ma il tecnico, dopo appena il primo anno di esperienza, ha fatto un onorevole lavoro. Qualcuno potrà dire dove ha sbagliato, ma signori miei, Pirlo era un grande calciatore in attività ed ha avuto difficoltà con la Juve, non è semplice iniziare un’altra attività ed avere gli stessi riscontri della precedente assolutamente. E’ talmente sbagliato pensarlo: sono due attività diverse, come prima esperienza per il tecnico Cavallaro io dico che sia abbastanza soddisfacente, come lo stesso lavoro di Riccardo Bolzan avrei riscontri positivi: ha messo su un organico buono, ha cerato di sfruttare al meglio le potenzialità economiche, ha fatto si che potesse allenare la squadra, bisogna riconoscerlo, non ho mai avuto la sensazione che rispetto alle altre venisse messa alla berlina oppure oltraggiata nel gioco e nel risultato. E’ una squadra che si è sempre giocata la partita, anche al cospetto di squadre più attrezzate, parlo per dati di fatto. Dopo 34 partite i numeri non possono essere sconfessati assolutamente”.

La colpa che si potrebbe dare al tecnico è quella che in determinate partite, la squadra non le abbia chiuse ed abbia perso punti con squadre di bassa classifica?

“Se diamo la colpa ad un tecnico, parlo in generale non di Cavallaro e la Nocerina, dobbiamo anche anche dargli pregio quando le partite si vincono. Qui si parla di una squadra che è composta da giocatori: i calciatori sono uomini soggetti a sensazioni, c’è il calciatore che in alcuni momenti riesce a viverli in modo migliore, mentre altri li subiscono. Mi fa la domanda, io posso dire che sono stati persi punti importanti: io non penso che il tecnico non voglia portare a termine un risultato positivo, probabilmente lavorerà durante la settimana affinché questi errori e queste crepe vengano tranquillamente risanate. Lavorare si può, ma è sempre l’atleta che deve rispondere: sono d’accordo con quello che è stato un riscontro, la Nocerina ha perso molti punti. Nel girone di ritorno ha fatto troppi pareggi ma questo non significa che non si volevano chiudere le partite o che ci sia la responsabilità di una sola persona, ci sono momenti che sono stati gestiti così. C’è stato un periodo in cui la Nocerina pareggiava sempre, a fine campionato ho letto le statistiche per fare un riscontro prima dei play-off, e sono stati veramente tanti i pareggi. Andando a fare un discorso sui play-off la classifica ti aiuta ed infatti la Nocerina è uscita con un pareggio. Purtroppo la posizione in classifica rispetto al Latina non era favorevole. Se la classifica fosse stata diversa sarebbe passata la Nocerina”.

Si può ripartire anche da una base di quest’anno e cercando di migliorare per provare a puntare a vincere?

“Si, se si mantengono i punti importanti di questo organico, per punti importanti mi riferisco a chi ha dato quello che si chiedeva, tenendo dentro qualcuno che possa dare di più. Si deve poi cercare di andare a sostituire elementi che, per tante ragioni, o non si sono dimostrati per quello che si chiedeva o probabilmente non hanno avuto il rendimento sperato. Come dicevo prima, dipende da quello che si vuol fare: se si vuole dare continuità è giusto che si parta da una base di appoggio, di supporto. Dopo tanti mesi di lavoro il quadro è chiaro e netto, quindi si può tranquillamente operare”.

Il direttore prosegue poi parlando del suo modello società per poter fare ancora meglio

“Quello che è importante, secondo me in generale non solo per la Nocerina, al di là di quello che sono le potenzialità, è che ognuno vada a dare il massimo nel proprio comparto di pertinenza. E’ importante non andare mai a sconfinare: questo è il mio credo calcistico. Dare l’importanza fondamentale ad ognuno che opera nel proprio settore di competenza perché poi tutti insieme quando diamo il massimo riusciamo ad ottenere qualcosa in più che a volte in partenza la potenzialità non te lo consente. La forza del gruppo è racchiusa nell’offrire il meglio nel proprio reparto di competenza, mi spiego meglio. Se il tecnico lo lasciamo concentrato sul rettangolo di gioco certamente darà di più, se il direttore lo lasciamo adoperare in quello che sono le sue competenze e non verrà distratto da altre cose certamente darà di più. Non mi devo preoccupare di cose che non mi appartengono perché poi mi assalgono e sono costretto a fare anche quello. A volte non è la volontà di sconfinare, è la situazione inerente che ti fa sconfinare per cercare di mettere apposto, secondo me questo è importante. Maiorino in quel passaggio che fa, fa un passaggio molto importante. Bisogna dargliene atto quando dice che per lui questo è un ambiente nuovo. Quindi questo significa che posso metterci tanta passione, ma affianco a me ci devono essere persone pronte ad aiutarmi. Gli errori che ho fatto li ho fatti per passione, ma non per volontà di farli: questi sono passaggi molto importanti e quindi chi sta affianco cerchi di aiutarlo nel migliore dei modi affinché si paghi di meno. A volte nel calcio sa cosa succede, mi faccia fare una battuta, quando le cose vanno bene facciamo i passi avanti per anteporci, quando le cose vanno male facciamo due passi indietro per lasciarlo da solo, questo non è bello. E’ un problema in generale del calcio”.