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CITARELLA a NL: “Da presidente ho vissuto anni bellissimi. Settore giovanile fondamentale per un progetto vincente” [VIDEO]

Nella nostra ultima puntata di Nocerina Summer Live abbiamo avuto con noi l’ex presidente della terza storica promozione in Serie B Giovanni Citarella

Cosa rappresenta la Nocerina per Lei?
“Difficile da spiegare con poche parole, l’ho seguita fin da piccolo. Ho vissuto lo stadio, l’ho amata da nocerino dopo essermi ritrovato ad esserne il presidente, in quel caso l’amore era doppio essendo sia tifoso che presidente. Commettendo errori ma ho sempre dato il massimo, ho fatto sempre tutto quello che ho potuto, essendoci questo attaccamento che andava oltre. Ho vissuto anni bellissimi, essendo legato ai tifosi, come tutte le cose non può andar sempre bene, se dovessi fa un bilancio degli anni in cui ho fatto il presidente è positivo”.

Quanto è difficile essere il presidente della propria città?
“Difficile perché in alcuni casi non si riesce a vedere in modo razionale, il cuore annebbia la ragione, con l’esperienza riesci ad equilibrare il tutto, ho vissuto tutto in modo frenetico avendo fatto cavalcate stupende, il cuore annebbiava la vista, avendo commesso qualche errore, non si riesce ad essere razionale nelle scelte, con l’esperienza gestisci l’amore e il lavoro per portare avanti una società. Non serve solo cuore ma anche razionalità”.

Quanti sacrifici comporta partire dalla Serie D per arrivare in B?
“Tanti sacrifici economici, viviamo un calcio governato come ho sempre detto da persone non competenti e questo significa avere cosi tante squadre in così tante categorie non ha portato alcun beneficio, si continua a perseverare. Situazione differente in Inghilterra e Germania, vivere di calcio anche in serie minori è più semplice. Economicamente dico che ci vuole tanto, negli ultimi anni con il covid non ci sono più gli stessi sacrifici di 7-8 anni fa, si è ridimensionato il calcio minore. Ma i sacrifici sono ancora enormi, fare calcio locale vuol dire coinvolgere la città e il territorio non si può fare da solo. Secondo la mia idea territorio e amministrazione dovrebbero camminare insieme, forse così si può fare qualcosa di interessante”. 

Si può programmare un progetto così a Nocera?
“Si potrebbe programmare con un vero progetto partendo dalle fondamento, l’improvvisazione non porta a nulla. Si può programmare ed ottenere risultati importanti se c’è un programma e la volontà di aspettare, le due Nocera hanno un potenziale importante e se si riescono a coinvolgere e toccare i tasti giusti si può fare qualcosa di bello nella nostra città avendolo fatto negli anni passati e con l’esperienza e il coinvolgimento di più forze si può fare ancora di meglio”.

Quanto è importante in questo progetto a lungo termine programmare un settore giovanile?
“Si deve partire dal settore giovanile, se non si parte dal settore giovanile non esiste un progetto, ho seguito mio figlio che ha giocato al Sassuolo e nel nord Italia la realtà come quella del Sassuolo è un fiore all’occhiello il settore giovanile. Investono tantissimo nelle giovanili, più le squadre sono piccole più hanno bisogno del settore giovanile, non può esser costruito in un anno, con la mia presidenza i primi anni non avevamo avuto risultati, poi abbiamo raggiunto con la Juniores le finali italiane, con i più piccoli lo stesso, ma è è arrivato dopo un po’ di anni. La partenza vera per un progetto è partire dal settore giovanile. L’ho capito di più in questi anni, durante la mia presidenza lo percepivo ma non davo il giusto impegno che oggi, se dovessi tornare indietro, darei al settore giovanile. Nonostante sia stato uno dei più importanti, quello durante la mia presidenza. Però sono sicuro che non davo il giusto impegno e nonostante ciò abbiamo ottenuto dei risultati, trovando stimoli e persone giuste come presidente davo di più anche io”.  

Che cosa si aspetta dal nuovo corso americano e cosa può dare Sannino alla Nocerina?

“Non sto seguendo le vicende Nocerina da qualche tempo quindi non saprei dirti. Conosco Sannino come allenatore, non ricordo però che negli ultimi anni sia stato un allenatore di questa categoria. Quando feci la D, la prima cosa che pensai è prendere un allenatore che conosceva la D. Non so se lui la conosca e onestamente non so dove abbia allenato negli ultimi anni. Questo non toglie l’esperienza di Sannino perché ha allenato in Serie B e Serie A ed è un ottimo allenatore. La Serie D è molto particolare perché statisticamente chi vince questi campionati sono quegli allenatori che vivono questo tipo di calcio. Che cosa stia costruendo la Nocerina, non lo so, però la D si vinca principalmente con gli under, quindi se sta individuando i giusti under probabilmente potrà dire la sua. Però ripeto, non ho seguito nulla”

Quali riforme occorrono al calcio dilettantistico per essere appetibile ad un’imprenditore?
“Appetibile imprenditorialmente parlando in serie d è difficile, la serie d è passione, non c’è nessun ritorno economico, i costi di iscrizione sono aumentati, devi essere innamorato della tua città, fare calcio in serie d nel 90% delle società sono locali, coinvolgere il territorio, chi lo coinvolge è l’imprenditore del posto, vedere un ritorno economico in serie d è difficile avendola fatta”.

Perché non si riescono a fare le riforme sul calcio italiano e i debiti delle società?
Dovresti farla a quei presidenti, a mio parere in Italia non solo nel calcio abbiamo un piccolo difetto, quello di non avere meritocrati
camente le persone giuste, la meritocrazia in Italia non esiste e abbiamo chi ci governa non è all’altezza e neanche chi gestisce il calcio, le altre nazioni non hanno la nostra crisi economica c’è molta incapacità”.

Per riascoltare l’intera intervista ecco il video, parte a 1:02:05