RUBRICA : “Stadi, Strade e Sapori”. MONTEROTONDO: LA SPERANZA CHE NON SI SPEGNE.

Mai come ora provo una certa difficoltà a convincervi che seguire
la Nocerina in trasferta possa essere un’opportunità non solo per
supportare la squadra ma anche per scoprire e riscoprire dei
luoghi, delle storie o dei cibi che non conoscevate prima.
Purtroppo, il sostegno per la squadra sta venendo meno, e un
tifoso che ha creduto alle parole della dirigenza — la quale in
estate prometteva la vittoria del campionato — non ha più voglia
di spostarsi per vedere un altro, annunciato, fallimento.
Però, stranamente, la storia di questa città potrebbe essere uno
spunto, una riflessione sul non perdere mai la speranza.
Risponderò, dunque, alla domanda: cosa ha di interessante questo
Monterotondo?
UN DELITTO NERO.
A poca distanza da Monterotondo, nel comune di Riano e più
precisamente in località Quartarella, in un caldo 16 agosto 1924
fu ritrovato il corpo senza vita del deputato Giacomo Matteotti.
Una pagina nera nella storia d’Italia e un delitto ignobile che
portò all’inizio di quello che sarebbe diventato il periodo più
buio della nostra storia.
La stazione più vicina dove poter portare il corpo
dell’antifascista e martire per la democrazia era in quel momento
solo quella di Monterotondo Scalo. Molte testimonianze orali
raccontano di questi uomini, lavoratori, contadini e gente comune,
che il giorno in cui il corpo salì a bordo della vettura che lo
avrebbe trasportato a Fratta Polesine, seguì il feretro con
rispettoso silenzio e con integerrimo coraggio, nonostante fosse
pericoloso assistere al funerale di quello che i fascisti
reputavano un sovversivo.
Gli uomini di Monterotondo, probabilmente senza tanta
consapevolezza, stavano tenendo ancora viva una fiamma di speranza
che molti anni dopo sarebbe divampata.
Nel luogo dove è stato ritrovato il corpo vi è un cippo
commemorativo che ricorda l’episodio e penso valga la pena andare
a vederlo.
LA RESISTENZA PRIMA DELLA “RESISTENZA”
Mentre il Re Vittorio Emanuele III trovava rifugio a Brindisi non
riuscendo ad arrivare ad Alessandria d’Egitto e il maresciallo
Pietro Badoglio si arrendeva agli anglo-americani, nessuno si era
preoccupato dei soldati rimasti senza ordini né degli italiani
senza protezione.
Monterotondo, come altre città durante l’armistizio, stava per
finire in mano ai sanguinari ex-alleati.
Il 9 settembre 1943 un’invasione da parte di paracadutisti
tedeschi stava per compiersi e i soldati italiani presenti
all’interno dell’aeroporto di Monterotondo, anche se erano confusi
e senza ordini dall’alto — dato che il “mascellone” non c’era più
e il nuovo governo non aveva chiarito le loro sorti — decisero,
autonomamente e con impavida temerarietà, di resistere e di
proteggere la popolazione inerme.
La fiamma rimasta viva per diciannove anni ora è divenuta un
incendio.
Per ventiquattro ore i soldati resistettero ma, purtroppo, i
tedeschi riuscirono a occupare l’aeroporto e il palazzo Orsini,
dove erano custoditi gli archivi militari. Ma i mesi successivi non furono facili per gli occupatori che
dovettero fronteggiare una resistenza armata che i poveri caduti
avevano avviato.
Al palazzo Orsini potrete trovare una targa che commemora i caduti
e ricorda questa eroica vicenda.
BEVIAMO PER RICORDARE.
Ora prendiamo un bel bicchiere di Malvasia o di Trebbiano che sono
tipici di queste zone e che ricordano il sapore del perduto “vino
di Monterotondo” — di cui si legge in qualche storico documento —
e ricordiamoci che, quando tutto sembra perduto, non bisogna
comunque arrendersi.
Bisogna continuare a coltivare la speranza e cercare di tenere
vivo il desiderio di vedere un futuro migliore.
G. Della Mura
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