Nocerina, il marchese contro i giganti: la storia di Carlo Cattapani

Dal duello all’idea Nocerina: il marchese che sfidò paura, ingiustizia e ignoranza.
“Io combatto contro tre giganti, caro Sancho questi sono la paura, che radici forti e che afferra gli esseri e li trattiene affinchè non oltrepassino il muro di ciò che è socialmente consentito e accettabile. L’altro è l’ingiustizia che sta alla base del mondo travestito da giustizia generale, ma che è una giustizia istituita da pochi per difendere interessi meschini ed egoistici. L’altra è l’ignoranza anch’essa vestita o travestita da conoscenza e che inganna gli esseri facendogli credere di sapere quando in realtà non sanno e credono di avere ragione quando non ce l’hanno. Questa ignoranza travestita da conoscenza, fa molti danni, impedisce gli esseri di andare oltre la linea del riconoscersi e conoscersi realmente”
Il testo è tratto dal don Chisciotte scritto da Miguel de Cervantes e rappresenta la vita e il pensiero del protagonista di questo articolo: Carlo Cattapani. Tutta l’esistenza di Carlo Cattapani è stata un avventura e una continua ricerca di combattere la paura, l’ingiustizia e l’ignoranza.
Nato a Mantova il 7 agosto 1868, figlio del colonnello Lorenzo Cattapani e della nobildonna nocerina Rosa Malinconico, dalla madre eredita un titolo e, soprattutto, un carattere che non accetta recinti. Si iscrive alla scuola militare di Caserta, ma capisce presto che l’uniforme non è la sua strada: lo chiama la pittura, lo studio dell’arte, la libertà di sbagliare e ricominciare. In quegli anni un episodio segna la sua vita: un duello d’onore nato da un amore tradito, finito nel sangue. Da lì, la fuga nell’Abbazia della Santissima Trinità di Cava. Pensa ai voti, li accarezza per un momento, poi capisce che non è la sua vocazione. E riparte.
La morte del padre lo lascia scoperto, lui e sua madre. Senza reti, Carlo fa quello che fanno gli uomini ostinati: alza lo sguardo e insegue ciò che gli spetta. C’è un’eredità familiare da recuperare, documenti dispersi, fili da riannodare. Parigi lo accoglie come accoglie tutti i testardi, Londra lo mette alla prova. Lì gli parlano di carte nascoste lontano, in Colorado. Da quel momento la sua vita diventa un romanzo d’azione. In Italia, a Montecarlo, qualcuno gli spara e manca il bersaglio. A Londra, tra ambasciate, gallerie d’arte e viaggi, lo pestano senza derubarlo. Gli dicono: è per quell’eredità. Tre uomini gli entrano in casa, lo legano, appiccano il fuoco alle tende; si salva per un soffio grazie a tre operai richiamati dalle fiamme. Non arretra.
Nel 1901 sbarca a New York. Dopo sei mesi qualcuno lo cattura, lo tiene prigioniero. Ne esce spingendo un tavolo contro una finestra sbarrata, scappa, si addormenta stremato su un prato del Prospect Park di Brooklyn. Un poliziotto lo sveglia, lo rimanda alla vita. La storia sembra placarsi, ma è solo il respiro prima dell’ennesima corsa. Il 1° giugno 1902 una lettera firmata “Smith” gli propone un appuntamento a Madison Square. Cento dollari per il Colorado e per quei documenti. Carlo accetta, ottiene una mappa con un punto segnato. Tornando a casa, un signore chiede un fiammifero: sviene, si risveglia legato e imbavagliato. Gli offrono la libertà in cambio di una firma. Rifiuta. Il vino “corretto” lo stordisce. Lo lasciano sui binari di una ferrovia: si libera per un soffio, il treno passa dove fino a un attimo prima c’era il suo corpo.
È questo il momento in cui capisci chi è davvero Carlo Cattapani. Una vita che si spinge sempre oltre quella linea sottile tra ciò che gli altri accettano e ciò che lui considera giusto. Torna in Italia con la stessa rigidità interiore con cui era partito. E qui incontra Nocera. Qui nasce l’idea che diventa appartenenza. Nel 1910 nasce la Nocerina: non solo una squadra, ma un gesto netto contro i tre giganti di sempre. La paura la combatti scendendo in campo; l’ingiustizia, dando una casa sportiva a un territorio intero; l’ignoranza, trasformandola in conoscenza condivisa, in storie che si raccontano la domenica e restano addosso per tutta la settimana. La Nocerina da quel giorno smette di essere soltanto un nome: diventa comunità, identità, voce.
Carlo Cattapani muore a New York il 1º luglio 1925, per le complicazioni di una polmonite. Il suo corpo imbalsamato rientra in Italia e viene collocato in una teca di cristallo vicino al vecchio ingresso del cimitero di Nocera Inferiore. La guerra cancella la sua tomba, i bombardamenti non risparmiano nulla. Ma certe storie, quando finiscono, iniziano a diffondersi. Le spoglie si confondono con la terra, e la terra con le persone. E allora è vero che Carlo Cattapani non se n’è mai andato davvero: vive nello sguardo di chi attraversa lo stadio, nella sciarpa rossonera tirata fuori dal cassetto, in quel modo unico che ha la Nocerina di ricordarti chi sei.
Se oggi sentiamo che quella maglia parla di noi, è perché qualcuno, un giorno, ha deciso che la paura non avrebbe detto l’ultima parola. Il marchese ha combattuto i suoi giganti; a noi, adesso, tocca continuare.
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