“Lepore riaccende il derby farsa: la verità di Nocera”.

L’intervista di Franco Lepore riaccende il caso Salernitana–Nocerina 2013. Mettiamo in fila i fatti ufficiali e quello che, a Nocera, si sa da sempre.
Lepore, nell’intervista, offre la sua memoria di quelle ore.
In questi giorni una nuova intervista di Franco Lepore — rilasciata a Centrocampo Podcast (EP.63) ha rimesso al centro una partita che, qui, non è mai finita davvero. Parliamo del derby del 10 novembre 2013. È giusto partire dai fatti che stanno negli atti: pochi giorni prima viene deciso, per ordine pubblico, il divieto di trasferta ai tifosi molossi. All’Arechi il fischio d’inizio slitta. Dopo l’avvio arrivano tre cambi subito, poi una serie di infortuni che lascia la Nocerina in sei. Al 21’ l’arbitro sospende. La giustizia sportiva parla di illecito, squalifica diversi tesserati ed esclude la Nocerina dal campionato con ammenda (aggiornamenti su provvedimenti e grazie). Questo è scritto, nessuno lo cancella.
Dentro questa cornice ci sono però persone vere, una squadra e un popolo. La versione che raccogliamo da anni sul territorio è semplice: quella giornata nasce da una protesta, non da minacce. Per tutta la settimana si era lavorato per rendere possibile la trasferta; tanti tifosi avevano perfino accettato la tessera del tifoso pur di esserci. Poi, a ridosso della gara, la porta viene chiusa. È lì che la piazza si sente beffata. Alle fonti che abbiamo ascoltato, l’indicazione verso la squadra fu chiara ma civile: non partite, accettate il 3–0 a tavolino, date un segnale. “Senza di noi non si gioca.”
Per ragioni di ordine pubblico, invece, la squadra parte e arriva allo stadio. Qui scatta il cortocircuito. La protesta che voleva fermare il derby si scontra con la decisione di farlo iniziare comunque. Il clima è pesante, le informazioni corrono confuse, i nervi sono tesi. Non servono pugni per spostare una scelta quando ci sono paura, fretta e comunicazioni gestite male. Dentro lo spogliatoio matura l’idea di chiuderla in fretta: non ‘tradire’ la propria gente ed evitare che la situazione degenerasse.” Quello che vediamo in campo — i cambi lampo, gli acciacchi in serie, la sospensione dopo ventuno minuti — nasce lì (una testimonianza ex calciatore).
Questo non cambia gli atti, ma rimette a fuoco il senso. Nocera non è una farsa. È una comunità che ha pagato il prezzo più alto di decisioni prese altrove e di una gestione dell’ordine pubblico che ha acceso, invece di spegnere, la miccia. Le parole di Lepore aggiungono il lato umano: la paura, lo stordimento, la sensazione di essere in mezzo a forze più grandi. Le nostre fonti aggiungono un punto importante: non risultano minacce fisiche ai calciatori. C’è stata una protesta identitaria , che ha travolto tutti. (Sul fronte tifosi: “la fine di un incubo” per 12 molossi).
Raccontare oggi questa storia significa tenere insieme due piani. Da una parte i fatti ufficiali: divieto, ritardo, tre cambi subito, infortuni a catena, stop al 21’, sanzioni. Dall’altra ciò che a Nocera si dice e si sa: il derby era diventato un simbolo, e quella domenica si è scelto di difendere l’appartenenza . Non chiediamo sconti a nessuno. Chiediamo solo che, accanto alle carte, si ascolti anche la voce della città.
In fondo a questo pezzo inseriremo l’intervista integrale a Centrocampo Podcast con Lepore, così ognuno potrà riascoltare le sue parole e farsi un’idea. Noi, da parte nostra, ci prendiamo la responsabilità di rimettere i pezzi nell’ordine giusto: i fatti restano, la dignità di Nocera pure. (Approfondimento: “le tre ingiustizie” nella storia rossonera).
“Courtesy: Centrocampo Podcast (EP.63)”.
Non perderti gli aggiornamenti sulla Nocerina
Ricevi le notizie principali nel canale ufficiale WhatsApp di NocerinaLive.
Segui il canale WhatsAppGuide NocerinaLive
Scarica l app gratis sul telefono e attiva le notifiche: le notizie rossonere arrivano appena vengono pubblicate.
Segui tutta la Nocerina
News, societa, calendario, classifica, mercato e dirette dei Molossi in un'unica pagina.
Vai alla pagina Nocerina

