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Sono le 23:20 Siamo da poco in auto, direzione Nocera. Le luci del Granillo sono già lontane nello specchietto, ma nelle orecchie vibra ancora l’ultimo coro. Finisce 2–3: avanti 0–3, poi la sofferenza, il fiato corto, gli ultimi minuti che non passavano mai. La Nocerina è così: non ti regala mai niente, ma quando abbracci i compagni di viaggio capisci perché vale sempre la pena.
In macchina c’è quell’euforia stanca che conoscono solo i tifosi veri. Non è solo una vittoria di Coppa: è una carezza a una tifoseria che si è presa chilometri, ferie, spese e voce per esserci. Oltre trecento cuori rossoneri hanno acceso il settore ospiti, cantando anche quando la paura bussava forte. Questa gente non segue un tabellino, segue la Nocerina. La maglia, la storia, l’appartenenza.
Ci portiamo a casa il bruciore di gola, gli occhi lucidi, le mani strette al fischio finale. Ogni chilometro dell’autostrada è un grazie a chi c’era e a chi da casa ha spinto con noi. Stasera la Nocerina ci ha ricordato che la fatica può diventare festa, il rischio può diventare memoria, il viaggio può diventare famiglia.
Si torna con il cuore pieno e la testa già alla prossima. Forza Molossi.
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