Nocerina, la domenica dell’attesa e la speranza di una piazza rossonera

Sono le 11 del mattino.
La casa ha il silenzio teso delle grandi domeniche. Il caffè è ancora tiepido, la sciarpa del molosso pende dalla sedia come un promemoria ostinato, il telefono vibra piano: WhatsApp, Instagram, Facebook… la curva oggi è fatta di storie e stati. Rileggo i messaggi del gruppo, controllo per l’ennesima volta gli aggiornamenti: la trasferta è vietata, punto. Mi rimane addosso quell’amaro che abbiamo coltivato tutta la settimana, quando dal sito di NocerinaLive speravamo in notizie migliori e invece è arrivato un altro cancello chiuso. Respiro. Metto in carica le cuffie. A un certo punto sorrido: qualunque cosa accada, la domenica rossonera non la spegne nessuno.
Da qui in avanti sarà così.
Tra poco sistemerò la “postazione”: divano dritto, quaderno per gli appunti come ai vecchi tempi, connessione testata due volte. Verso le 14:30 indosserò la maglia — non per scaramanzia, ma per onore — e abbasserò le luci del salotto come in gradinata. Accenderò la radiocronaca su NocerinaLive, perché oggi la porta d’ingresso allo stadio sarà una voce. Mi aggancerò a Mariano: quando alzerà il tono, mi preparerò a quel “GOOOOL!” lungo e passionale che sa farci alzare in piedi anche dal tappeto del soggiorno.
Nel frattempo i social continueranno a ribollire: sul gruppo Telegram scriveremo le sensazioni, su Facebook compariranno balconi con sciarpe, su Instagram i countdown scenderanno verso lo 00:00. Io risponderò, condividerò, terrò il filo con tutti: ci toglieranno i chilometri, non ci toglieranno la presenza.
Alle 15:00 inizierà la partita e io la vivrò col volume alto e il cuore più alto ancora. Ogni ripartenza mi troverà in punta di divano, ogni contrasto con i pugni stretti. Sosterrò i ragazzi di Campilongo senza alibi, come si fa quando non ti lasciano entrare ma ti rifiuti di restare fuori. Chiederò alla squadra quello che hanno tolto a noi: metri, intensità, coraggio.
Se arriverà il risultato che sogniamo — e ci crederò fino all’ultimo minuto — organizzerò in un attimo il dopo: messaggi a raffica, “ci vediamo in piazza?”, “cinque minuti e scendo”, “portate la sciarpa”. Scenderemo a ritrovarci come si faceva una volta, a voce alta e schiena dritta. Indosseremo la maglia come si indossa una medaglia, non per mostrarla ma per ricordarci chi siamo quando vinciamo.
E se dovesse andare diversamente, la piazza la faremo lo stesso, perché una comunità non si misura con un divieto né con un risultato. Ma oggi — alle 11 che diventano 12, poi 13, poi 14:30 — io mi preparo a crederci davvero: ascolterò la radiocronaca, aspetterò l’urlo di Mariano, e porterò in strada la mia maglia come fosse un patto mantenuto.
Nocerina, sempre.
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