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Nocerina, le promesse tradite e lo stadio vuoto: ora basta Vai via dalla Nocerina

Nocerina: dal 14 maggio 2023 al 2026: parole, slogan, frecciate. News, risultati e approfondimenti su NocerinaLive.

Pubblicato il 2 Marzo 2026 alle 14:00

Dal 14 maggio 2023 al 2026: parole, slogan, frecciate. E oggi resta solo la diserzione.

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Certe frasi non invecchiano: crollano. E quando crollano fanno rumore, perché portano con sé tutto quello che in questi anni è stato chiesto alla gente di Nocera: pazienza, fiducia, silenzio, “comprensione”. Tre parole che ormai suonano come una presa in giro.

Torniamo a quel 14 maggio 2023. La Nocerina si salva ai play-out col Francavilla, il San Francesco vive una giornata da brividi, e in sala stampa arrivano Raffaele Stella e Rosario Stanzione. Le frasi sono note: “resettiamo”, “programmiamo”, “l’anno prossimo dobbiamo lottare per vincere il campionato”, “faremo una squadra da Nocerina”. E in mezzo anche il passaggio che oggi brucia di più: il ringraziamento a chi aveva criticato, quasi a dire che la critica era rumore di fondo, fastidio, un dettaglio. Una cosa da liquidare, non da ascoltare.

Già lì, nel momento della festa, si intravedeva il corto circuito: la sensazione di dover mettere il bavaglio proprio quando il calcio dovrebbe aprire la porta e fare una cosa semplice, umana: guardare la gente negli occhi, accettare le domande, salutare i tifosi. Invece no: freddezza, nervi scoperti, la stampa trattata come un intralcio. Lo stesso film che Nocera ha rivisto troppe volte: quando si vince si parla, quando si perde si alza un muro.

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Oggi, a distanza di tre anni, la verità è sotto gli occhi di tutti. Non serve un’inchiesta, non serve un editoriale, non serve nemmeno la classifica: basta guardare gli spalti. Perché quando una piazza come Nocera sceglie il vuoto, significa una cosa sola: non crede più a nulla. E non è una metafora. La Curva Sud lo ha scritto nero su bianco, senza giri di parole, annunciando la linea della diserzione finché questa società resterà al comando e chiedendo al popolo rossonero di fare blocco. È un atto di rottura totale. Ufficiale. Pubblico. Irreversibile se continui a far finta di niente.

La fotografia più brutale arriva col derby con la Scafatese: un San Francesco semi-deserto, Curva vuota, striscioni che parlano più di mille comunicati. Non è calcio, è una resa dell’ambiente. Non contro la maglia – mai – ma contro chi ha consumato la fiducia, partita dopo partita, promessa dopo promessa, stagione dopo stagione.

E allora la domanda è semplice: dove sono finite quelle promesse? Dov’è la “squadra da Nocerina”? Dov’è la programmazione? Dov’è il rispetto per una città che vive di orgoglio, non di slogan? Perché qui non si tratta di un risultato sbagliato o di una domenica storta. Qui si tratta di anni di gestione percepita come distante, di parole non mantenute, di scelte che hanno portato la Nocerina a consumare il proprio patrimonio più grande: il rapporto con la gente.

La cosa peggiore è che, nel frattempo, chi raccontava tutto questo – chi faceva domande, chi criticava, chi metteva in fila i numeri e le prestazioni – è stato spesso dipinto come “nemico”, come guastafeste, come uno che “non ci crede”. E invece era semplicemente uno che vedeva prima degli altri dove stavamo andando: verso il punto più umiliante che una piazza possa vivere, lo stadio vuoto. La diserzione. Il silenzio.

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Adesso basta. Non esiste più la scusa del “tempo”. Non esiste più il paravento del “progetto”. Perché un progetto, se è vero, lo vedi nella crescita, nelle decisioni, nella coerenza. Se invece dopo tre anni il risultato è una frattura insanabile con la tifoseria e un San Francesco che si svuota, allora il progetto non è in ritardo: è fallito.

E qui arriviamo al punto che nessuno vuole dire ma che tutti stanno pensando: fate un passo indietro. Per il bene della Nocerina. Per il bene di una città che ha già dato abbastanza, che ha già pagato abbastanza, che ha già ingoiato abbastanza. Perché la Nocerina non è una conferenza stampa, non è una frase ad effetto, non è un “l’anno prossimo”. La Nocerina è il San Francesco pieno. E se oggi è vuoto, la responsabilità è di chi ha bruciato quel legame.

Oggi il grido è uno solo, e non nasce dall’odio: nasce dalla stanchezza. Dalla delusione. Dalla dignità. Vai via da Nocera. E stavolta non è una provocazione: è la conclusione naturale di tutto quello che è successo dopo quelle “belle parole” del 2023.


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