Nocerina, onore ai presenti: ma finisce 3–2 per il Budoni

Sto scrivendo queste righe seduto sul volo di ritorno, ancora fermo sulla pista di Olbia. Alle 21:30 si parte per rientrare a Napoli: sciarpe rossonere ripiegate sulle ginocchia, telefoni in silenzioso, lo sguardo di chi ha speso voce e cuore per la Nocerina. Siamo in tanti anche adesso, più silenziosi rispetto all’andata: la Sardegna ci saluta con un cielo pulito, ma dentro resta una nuvola di amarezza difficile da sciogliere.
Perché oggi, a Budoni, avevamo cominciato come si sogna nelle notti prima di partire: Nocerina avanti 2–0, mani tra i capelli per la gioia, abbracci, la sensazione che il vento fosse finalmente dalla nostra. Poi la partita si è accesa, ci ha scomposti, e quel vantaggio si è trasformato in una rimonta che fa male solo a leggerla: 3–2. Novanta minuti che hanno cambiato pelle più volte, fino a strapparci via il sorriso a un passo dal traguardo.
Eppure sugli spalti è andato in scena il nostro palcoscenico migliore: il pubblico di Nocera. Duecento anime rossonere che non hanno smesso di cantare, di spingere, di crederci fino all’ultimo pallone. “Onore ai presenti”, lo diciamo spesso; oggi lo sentiamo addosso come una medaglia e, allo stesso tempo, come un promemoria a non mollare mai. Chi era in campo lo ha sentito, chi è rimasto a casa l’ha percepito: il settore ospiti, anche qui, è diventato casa nostra.
Si torna tristi, sì. Nonostante lo spettacolo del tifo, nonostante la bellezza della trasferta, nonostante l’orgoglio di essere nocerini ovunque. Ma la tristezza è solo il primo passo per ripartire: si rimettono in ordine le idee, si correggono gli errori, si custodisce il buono che c’è stato. La Nocerina ha mostrato di poter far male; ora deve imparare a proteggersi quando il match diventa una tempesta.
Le luci in cabina si abbassano, i pensieri pure. Domani si riparte davvero: testa, lavoro, coraggio. Il cuore rossonero ha preso un colpo, ma batte forte. E alla prossima, in qualunque stadio, saremo di nuovo lì: a colorare, a cantare, a spingere, perché essere Nocerina significa non lasciare mai sola la propria squadra. Onore ai presenti, onore a chi c’era e a chi c’è sempre.
Nocera non merita questa categoria.
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