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Nocerina, il brivido che fa bene: rimonta, carattere e promemoria

Pubblicato il 2 Settembre 2025 alle 10:25

Dek: Dal gelo del 0-1 alla liberazione del 3-2 al 95’. San Francesco scopre la testardaggine di Campilongo: Felleca accende, Bezzon inventa, Diop decide. Ma la lezione del primo tempo resta.

Il calcio di Coppa, spesso, è un laboratorio senza rete. E proprio per questo dice verità crudeli e utili. La Nocerina ne esce con un sorriso largo e qualche appunto sul taccuino: vittoria 3-2 sulla Palmese, qualificazione conquistata, identità che comincia a vedersi, ma anche difetti che il risultato non deve nascondere. È il tipo di partita che fa gruppo, cementa lo spogliatoio e, se la leggi bene, accorcia i tempi del cantiere.

Il primo spartito è quello sbagliato: squadra lunga, contrasti persi, ritmo intermittente. La Palmese trova la corsia giusta e gela il San Francesco con Fusco al 31’. È un gol che fotografa la timidezza dei molossi nella gestione delle seconde palle e degli spazi tra i reparti. Lì la partita rischia di scappare, e se non scappa è anche per Wodzicki, sveglio quanto basta per tenere il filo quando la corda si tende.

La storia, però, cambia nella ripresa. Campilongo tocca i tasti giusti (Morrone dentro, poi Kernezo, Bezzon e Diop) e la squadra si accorcia, alza l’intensità, chiude meglio gli esterni. È la Nocerina che i tifosi vogliono: verticale, cattiva, capace di alzare il volume quando la partita lo chiede. Felleca pareggia al 58’ con il tiro “a baciare il palo” che ogni attaccante sogna; Bezzon, entrato per cambiare l’inerzia, infila un destro dai venticinque metri da copertina al 62’. La Palmese rientra con il rigore di D’Angelo al 68’, ma il vento ormai è cambiato. E quando Casella lascia i campani in dieci, l’odore del gol si sente nell’aria. Al 95’ Kernezo strappa a destra e disegna il cross che Diop, di testa, trasforma nel 3-2 della liberazione. San Francesco esplode, come nelle giornate che restano.

Dentro quei 50 minuti finali c’è un’indicazione chiara: questa squadra ha alternative vere. Kernezo spacca la fascia, Bezzon aggiunge tiro e personalità, Diop mette peso specifico in area. È un patrimonio tecnico e mentale che servirà quando i dettagli faranno classifica. Non a caso Campilongo, a fine gara, ha scandito la frase chiave di questo inizio: «Per vincere serve avere la stessa mentalità dall’inizio alla fine». È il manifesto di una Nocerina che non può permettersi mezz’ore di discrezione: l’abito giusto è quello del secondo tempo.

Ci sono, sì, le cose da mettere a posto. La gestione delle transizioni difensive dopo palla persa, un paio di distanze tra mediana e linea difensiva che nel primo tempo hanno aperto corridoi comodi, la pulizia dell’uscita dal basso quando l’avversario accorcia furioso. Sono difetti da agosto (anzi da 31 agosto) che in Coppa paghi fino a un certo punto ma che in campionato costano punti. La buona notizia è che la Nocerina ha mostrato di saper cambiare pelle in corsa: è una qualità da squadre adulte.

I singoli? Felleca accende la miccia e tiene la luce accesa nei momenti in cui serve inventare; Bezzon porta un colpo da fuori che, in Serie D, non ce l’hanno in molti; Diop si prende la scena con il gesto più semplice e più pesante per un centravanti. E se cercate un nome “da allenatori”, segnatevi Wodzicki: la parata prima dell’intervallo vale quanto un gol, perché tiene il tavolo apparecchiato per la rimonta. A cornice, 3.000 spettatori e un San Francesco che comincia già a mettersi la sciarpa delle grandi occasioni.

Poi c’è l’aspetto simbolico, quello che le grandi piazze fiutano subito: segnare “sotto la curva” al 95’ non è un dettaglio, è un patto. Diop lo ha detto senza giri di parole: «Segnare sotto la curva della Nocerina è stato un’emozione unica». Parole semplici, peso specifico enorme quando le inchiodi su una vittoria così.

La Coppa guarda già oltre: sarà il Gravina, l’8 ottobre, di nuovo al San Francesco. Una data lontana quel tanto che basta per depositare lavoro, assimilare principi, costruire automatismi. Nel frattempo, testa al campionato: secondo ForzaMolossi, all’orizzonte c’è il Trastevere per l’esordio. È lì che il brivido dovrà diventare abitudine, e i 50 minuti da Nocerina di ieri dovranno allungarsi fino a novanta.

Questo 3-2 non è solo una qualificazione: è una fotografia in movimento. Racconta dove la Nocerina già somiglia a se stessa — carattere, alternative, spinta del pubblico — e dove deve crescere — equilibrio, gestione, prime pressioni. Ma se la Coppa serve a conoscerci, allora la prima risposta è confortante: quando la partita diventa una salita, questi molossi hanno gamba, rabbia e idee per pedalare. E spesso, nel calcio d’autunno, è l’unica cosa che conta davvero.

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