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RUBRICA : Stadi, Strade e Sapori. L’imprevedibile Civita Castellana!

Pubblicato il 6 Dicembre 2025 alle 20:49

Come ogni trasferta che il calendario del nostro girone ci offre anche quella di questa domenica a
Civita Castellana in provincia di Viterbo offre parecchi spunti interessanti.
Poter spingere un tifoso poco convinto a percorrere trecento chilometri è sempre una sfida
avvincente ma devo dire che questa città può soddisfare vari palati.
Alla fine parliamo di una città con una storia millenaria, addirittura mitologica!
Niente di meno, il suo mito, un po’ come quello di Roma, prende spunto direttamente dalle storie
raccontate dal non vedente più famoso dell’antichità: Omero.
E quindi senza ulteriori indugi risponderò alla domanda: Cosa facciamo a Civita Castellana dopo la
partita?
Passeggiare nella natura e nella storia
Cominciamo col parlare di questa mitologica vicenda ovvero quella di Agamennone e Briseide.
Il primo sicuramente vi dirà qualcosa ma l’altra? Beh, lei è il pomo della discordia che suscitò
quella che sarà chiamata “l’ira di Achille” e che apre il capitolo dell’Iliade.
La coppia, dopo le note vicende di Troia, concepirà un figlio illegittimo, Aleso, che da Argo fuggirà
e approderà in Italia e fonderà la città di Faleri, città della popolazione dei Falisci.
Per vedere qualche reperto di questa popolazione, simile agli etruschi, vi consiglio di visitare Cava
degli Zucchi che si trova lungo la via consolare Amerina e che adesso è un percorso di trekking
molto interessante dato che puoi visitare delle necropoli lungo la via in mezzo ad una natura quasi
selvaggia. La sensazione che si può provare è quella di essere un viaggiatore che scopre rovine di
vecchie civiltà.
Se il tempo consente, oltre a percorrere interamente questa strada, vi consiglio di visitare il ponte
romano e soprattutto l’Abbazia di Santa Maria in Falleri, entrando da una suggestiva Porta di
Giove.
Ovviamente nel centro di Civita Castellana c’è il museo dell’agro Falisco, dove la storia che vi ho
raccontato è approfondita e potrete ammirare dei reperti di questa cultura.
L’organo della cattedrale
Passiamo dall’Avanti Cristo al Dopo Cristo ed entriamo nel centro storico di Civita Castellana.
La Cattedrale di Santa Maria Maggiore è un gioiello di epoca medioevale con il suo portico
duecentesco che subito salta all’occhio e un rosone che ricorda l’epoca in cui è stato edificato.
All’interno, degno di nota è il suo pavimento cosmatesco e un altare poggiato sopra un sarcofago
in cui sono scolpite le storie del Vecchio e Nuovo Testamento.
Per quanto riguarda il resto, a causa dello stato di abbandono che si è perpetuato fino al ‘700,
rimane ben poco ma è comunque percepibile il fascino di una cattedrale secolare.
L’organo è probabilmente l’oggetto che conserva la storia più curiosa poiché, come ricordano
molte storie, la città ha ospitato un quattordicenne molto illustre che faceva parlare di sé come “il
bambino prodigio”: Wolfgang Amadeus Mozart!
Ebbene sì, l’organo, durante una comunissima funzione liturgica di una domenica mattina, è stato
suonato da questo prodigioso musicista che fa parlare ancora di sé dopo tutti questi secoli.
Prelibatezze del falisco
Anche se riprende il nome dall’antica popolazione falisca, i nomi di questi prodotti gastronomici
non hanno nulla a che vedere con quella popolazione ma solo con la zona dove sono prodotti.
Questo non vuol dire che non siano autentiche leccornie e ce ne sono davvero parecchie ma io mi
limiterò a menzionarne due che più colpiscono.
Il primo è il Pecorino del Falisco che, stranamente, non è una DOP nonostante abbia un sapore
particolare e sia prodotto locale quasi unico. Esso viene prodotto con latte di pecore allevate tra la
Bassa Tuscia e il Falisco romano che sono zone ricche di pascoli collinari, erbe aromatiche
spontanee e terreni di origine vulcanica. Questi fattori influenzano l’aroma del formaggio che è più
aromatico e dolce rispetto ai pecorini romani.
Il secondo sono le ciambelline al vino falisco: un dolce molto interessante che sicuramente vi
piacerà. Il vino ovviamente fa la maggior parte del lavoro. Il falisco, ricco e tannico, con aromi
intensi che rendono il biscotto più profumato rispetto alle versioni di altre zone, ammorbidisce
l’impasto e dà profumo senza richiedere l’uso di uova o burro che nei secoli scorsi erano
considerati ingredienti “da festa”. Un altro elemento tipico della preparazione è l’uso dei semi di
anice, molto presenti nella cucina della Tuscia.
Penso di avervi dato un’idea di quello che Civita Castellana offre a chiunque metta piede
all’interno del proprio centro.
G. Della Mura

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