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Chi è stato a Budoni, quando ancora la Nocerina stava creando delle aspettative alte, per forza
avrà visto Olbia di sfuggita.
Chi ha preso il traghetto, addirittura, ha avuto la fortuna di visitare un po’ il centro mentre cercava
un modo per arrivare a Budoni e godersi la partita che purtroppo per noi è finita 3 a 2 per la
squadra di casa. Quella, purtroppo, gettò le basi che ci portarono alla situazione attuale. Non
deprimiamoci e cerchiamo di supportare la squadra anche su quest’isola che il nostro girone ci ha
assegnato.
Chi ha visitato Olbia sa che offre molti spunti da cui partire. Per prima cosa è stata, per lunghi
periodi, una città ben collegata con la penisola e ha testimoniato, fin dai tempi antichi, la sua
importanza. Ha sia un porto collegato con Civitavecchia che un aeroporto molto importante per
l’isola sarda.
Quindi cerchiamo di capire un po’ cosa ha da darci questa città e perché conviene visitarla.
Le tombe leggendarie.
Un po’ al di fuori del centro urbano di Olbia, in zone ricoperte dalla natura e non molto trafficate,
ci sono le Tombe dei Giganti.
Il nome richiama qualcosa di misterioso. Giganti? Quindi esistevano davvero? Vi risolvo subito
l’enigma. No, è solo un nome dato da una tradizione orale che raccontava che lì fossero sepolti dei
giganti – mai trovato niente che supportasse questa teoria – e che in quelle zone esistessero delle
popolazioni con una forza sovraumana. Niente di vero ma rimane comunque un luogo molto
affascinante data la struttura di queste tombe “comunitarie”.
Ecco partiamo da questo. Lì viveva una popolazione con un senso del collettivo invidiabile tant’è
che il luogo di cui stiamo parlando è un enorme complesso dove venivano sepolte le persone che
avevano vissuto in quelle comunità.
La struttura ci fa anche capire che stiamo parlando di una società che aveva una concezione
architettonica molto avanzata. Ci sono varie Tombe dei Giganti in giro per la Sardegna e hanno più
o meno la stessa, imponente, conformazione: una camera funeraria allungata in pietra dove
venivano deposti i defunti, una facciata monumentale semicircolare, una stele centrale alta anche
3–4 metri e un piccolo portello alla base della stele che fungeva da ingresso simbolico alla tomba.
La forma richiama spesso un corno di toro, simbolo sacro nel mondo nuragico legato a forza,
fertilità, protezione e sacralità.
La tomba che vi consiglio di visitare è la Tomba dei Giganti di Su Monte ‘e S’Abe (o Su Mont’e
S’Abe) vicino al Castello di Pedres, un castello del XII secolo.
Il museo e la basilica.
Se avete preso il traghetto, sicuramente, una volta usciti dalla struttura avrete visto sulla vostra
destra il Museo Archeologico di Olbia sopra l’isola Peddone all’interno del porto.
Molto suggestiva la collocazione e in più una volta entrati all’interno troverete dei tesori che
raccontano molto della fine dell’Impero romano sopra l’isola sarda.
Infatti all’inizio del 2000, mentre si eseguivano degli scavi lungo il lungomare, vennero ritrovate
delle navi affondate nel porto. All’inizio si pensava che fossero navi affondate per qualche guasto,
errore o difetto di fabbricazione invece dopo un po’ si ipotizzò che vennero affondate da un
attacco via mare, probabilmente furono i vandali che colsero la flotta romana impreparata. Vale
dunque la pena visitare questo museo per scoprire questa storia e ammirare il panorama del golfo
dalle finestre.
Uscendo dal museo e addentrandosi nel centro storico di Olbia potrete visitare la Basilica di San
Simplicio, uno dei monumenti più importanti e identitari di Olbia, sia dal punto di vista storico sia
religioso. Si tratta di una chiesa romanica costruita tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo
dedicata a San Simplicio ovvero patrono della città. Dal punto di vista architettonico, la basilica è
molto sobria ed essenziale, tipica del romanico pisano. Questa semplicità le dà un aspetto solenne
e arcaico, perfettamente in sintonia con il contesto storico. Un elemento di grande importanza è la
cripta, dove secondo la tradizione sono conservate le reliquie di San Simplicio.
Cibo gallurese
Con Budoni abbiamo conosciuto già dei piatti della Gallura ed oggi parliamo di un altro piatto: Li
pulicioni.
Li pulicioni sono uno dei piatti più curiosi della tradizione gallurese, a metà strada tra primo piatto
e dolce. A vederli sembrano ravioli ma il ripieno racconta tutta un’altra storia. Dentro c’è ricotta
fresca, zucchero e scorza di limone o arancia. L’involucro è una sfoglia semplice di farina e acqua,
senza uova. Una volta chiusi, sono lessati e poi conditi con salsa di pomodoro leggermente dolce e
una spolverata di pecorino grattugiato. Sì: dolce e salato insieme. Ed è proprio questo il loro
fascino. Sono un piatto antico, nato in un ambiente povero e festivo allo stesso tempo.
Il contrasto tra la dolcezza del ripieno e l’acidità del pomodoro può sorprendere, ma è una
combinazione che racconta bene la cucina tradizionale sarda: pochi ingredienti, identità fortissima,
zero compromessi.
Poi c’è il Vermentino di Gallura, il vino che più di ogni altro racconta il nord della Sardegna ed è
l’unico vermentino italiano a denominazione DOCG. È un vino bianco secco, fresco ma strutturato,
prodotto da uve Vermentino coltivate su terreni granitici battuti dal maestrale. Questo clima gli
regala caratteristiche ben riconoscibili: profumi di fiori bianchi, agrumi, erbe mediterranee, note
sapide e minerali, gusto pieno, ma mai pesante.
Godersi il viaggio
Sappiamo il clima che gira in questi giorni tra i tifosi e il sentimento di amarezza che provano, ma
sappiamo anche che la nostra tifoseria è molto dura e anche in questi periodi supporta la squadra
ovunque essa si trovi. Spero che dopo la splendida partita che si disputerà domenica voi abbiate
voglia di visitare uno dei luoghi che vi ho descritto e di godervi una cultura millenaria.
G. Della Mura
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