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STADI, STRADE E SAPORI : Una Roma “al di là del Tevere”.

Pubblicato il 2 Gennaio 2026 alle 21:44

Prima cosa buon anno a tutti e bentornati.
Le città del girone di ritorno della Nocerina ci attendono e sono sicuro che non ci sia una
città migliore di Roma per ricominciare le trasferte.

ApprofondisciLeggi anche aggiornamenti dalla Serie D.

Il 4 gennaio, durante le vacanze natalizie, ritagliatevi un po’ di spazio per questa trasferta
nella nostra capitale che non ha bisogno di molte presentazioni.

In questo articolo, però, non vi parlerò del Colosseo o di Piazza San Pietro ma del
tredicesimo rione di Roma che dà il nome alla squadra contro cui si scontrerà la nostra
Nocerina: Trastevere.

Un luogo ricco di storia e che mantiene ancora il fascino antico poiché scampato ai vari
sventramenti avvenuti in città durante l’Ottocento e il Ventennio.

Quindi procediamo a rispondere alla domanda: cosa c’è al di là del Tevere?


Una sorgente d’olio!

Secondo una leggenda del luogo, prima della venuta di Cristo già c’erano stati dei segnali
premonitori di questo evento.

Nel 38 a.C. lungo il Tevere è avvenuto un evento che possiamo definire prodigioso:
dell’olio che sgorga per un giorno intero come se fosse una sorgente.

Questo evento sarà tramandato in forma orale, ovviamente, come nel caso di Latte Dolce,
la chiesa è brava ad appropriarsi di storie e associarle al proprio culto.

Le fonti medioevali, che per prime trascrissero di questo evento, parlarono di questa
“fons olei” come un chiaro segnale della “recente” venuta di Cristo.

In quella zona, probabilmente non per lo stesso motivo ma perché vi erano molti cristiani,
fu costruita la Basilica di Santa Maria a Trastevere, un vero gioiello del Rione.

È una delle più antiche chiese edificate a Roma e una delle prime ufficialmente dedicate
alla Vergine Maria
.

Già all’esterno avrete un anticipo di quello che potrete vedere all’interno della chiesa dato
che sulla facciata, sopra al portico, vi sono dei mosaici bizantini con la raffigurazione di
una madonna in trono con bambino.

All’interno, sopra l’abside, vi sono dei mosaici che probabilmente avrete visto in qualche
libro di storia o di arte, tipici della dominazione bizantina e sul pavimento un mosaico
cosmatesco
.

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Ed è proprio guardando verso il basso che potrete osservare una delle curiosità che mi
hanno colpito di più di questa chiesa ovvero un mosaico a forma di triangolo con altrettanti
triangoli all’interno che assomiglia stranamente a quello teorizzato nel 1915 dal matematico
Wacław Franciszek Sierpiński!

Subito dopo cercate la “cappella Altemps” che custodisce un’antichissima raffigurazione
lignea mariana ovvero la Madonna della clemenza, anch’essa presente nei libri di storia
dell’arte
.

Un borgo salvato.

I vari sventramenti avvenuti in Italia ci hanno regalato città più salubri, luminose e a
misura d’uomo, ma spesso hanno distrutto o rimodellato il nostro patrimonio culturale in
maniera irreversibile.

Napoli, Firenze e altre città importanti non sono scampate a questo scempio e Roma
non è da meno.

Federico Zeri, noto critico d’arte e divulgatore, parlò della sua esperienza durante il
Ventennio dove, per costruire una strada, distrussero molte tombe romane e dispersero
questo inimmaginabile patrimonio.

La Roma che conosciamo adesso è un risultato di quelle decisioni.
Trastevere invece no.

Per una pura fortuna il borgo è stato preservato e io vi invito a visitare questo posto e
concentrarvi sull’esterno del rione dove è nato Alberto Sordi.

Se parliamo di attori, non possiamo che parlare di film e, infatti, a Trastevere, nella
Chiesa di Santa Maria dell’Orto, è stata girata “Roma Città Aperta” con Aldo Fabrizi.

Oppure, se vi piace Paolo Sorrentino, potete vedere la Fontana dell’Acqua Paola che c’è
all’inizio del film “La Grande Bellezza”.

Insomma, godetevi la passeggiata in un quartiere che ha molto da raccontare.

Un luogo appetitoso.

Terminiamo la passeggiata affamati e cerchiamo un luogo dove mangiare la coda alla
vaccinara
: un piatto che racconta meglio la Roma popolare.

Nasce dall’ingegno dei macellai, i vaccinari, che utilizzavano le parti meno nobili del
bovino
, come la coda.

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È un piatto che richiede tempo: la carne viene fatta cuocere lentamente finché non
diventa tenerissima e quasi gelatinosa.

Il sugo, ricco e profondo, è costruito su pomodoro e verdure e avvolge la carne in
modo intenso.

È un piatto pensato per saziare e scaldare, tipico delle osterie frequentate da
lavoratori, e porta con sé l’idea di una cucina paziente e senza sprechi.

Poi terminiamo con la pajata che invece rappresenta il lato più radicale della cucina
romana tradizionale
.

Si prepara con l’intestino tenue del vitello da latte, lasciato volutamente non del tutto
pulito
.

Il latte presente all’interno coagula e crea una salsa densa e saporita.

La versione più conosciuta è con i rigatoni, ed è una preparazione che colpisce per forza e
identità
.

È un piatto nato in un contesto popolare, oggi meno diffuso, ma che continua a essere
considerato uno dei simboli più autentici della tradizione romana.

Un arrivederci (Roma).

Ovviamente è inutile dire che Roma ha altro da offrire e poi siamo anche agli atti finali
del giubileo
.

Auguro a ognuno di voi di trovare una giornata buona per visitare questo rione che offre
vari motivi per cui andare oltre al supporto alla nostra squadra.

G. Della Mura

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