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Tutti si rafforzano e noi? Nocerina, è ora di parlare chiaro

Pubblicato il 7 Dicembre 2025 alle 20:02

Arriva un momento, in ogni campionato, in cui smetti di raccontarti che “è ancora lunga” e sei costretto a guardare la classifica in faccia. Per la Nocerina quel momento è adesso. I molossi sono terzi, a sei punti dalla Scafatese capolista, con il Trastevere in mezzo e un gruppetto di squadre che spinge da dietro.

Non è una posizione disastrosa, anzi. Ma è anche il punto esatto in cui devi decidere chi vuoi essere: una protagonista vera, che prova ad andare a prendere il primo posto, oppure una comparsa di lusso che resta in alto sperando che, prima o poi, qualcosa cada dal cielo.

Nel frattempo il resto del girone si muove. Le avversarie si guardano allo specchio, individuano i limiti e provano a sistemarli: chi prende la punta d’area, chi aggiunge esperienza in mezzo, chi allunga la panchina per reggere il ritorno da gennaio in poi. La Scafatese, costruita da subito per stare davanti, continua a ragionare e a muoversi da squadra che vuole chiudere il discorso il prima possibile.

E noi? Noi restiamo prigionieri di una sensazione fastidiosa: una Nocerina sempre “quasi”, mai davvero completa.

La giornata di Civita Castellana è l’ennesimo promemoria. Più di trecento persone su e giù per l’Italia per spingere una squadra che, in campo, tolti i lampi del singolo, continua a produrre poco. Una formazione che si accende a strappi, che vive più di coraggio individuale che di certezze collettive, con un allenatore che ogni domenica dà l’impressione di essere ancora in laboratorio, tra esperimenti, aggiustamenti e gerarchie mai davvero definite.

E qui arriviamo al nodo del mercato. Perché i nomi, sulla carta, non mancano.

Sorgente è arrivato come seconda punta, il profilo perfetto per fare il cambio naturale di Simeri o per affiancarlo quando serve peso davanti. Un colpo che poteva cambiare le soluzioni offensive, dare la possibilità di variare modulo, tenere alta la pressione sulle difese avversarie. Invece lo vediamo a sprazzi: qualche spezzone, qualche apparizione, mai davvero messo al centro del progetto come “arma in più” in una squadra che fa una fatica enorme a trasformare il possesso in occasioni pulite.

Poi c’è Maiorano.

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Sulla carta un innesto importante: centrocampista di categoria, esperienza, colpo presentato come rinforzo per alzare il livello della mediana. Uno di quei profili che, in una squadra che punta in alto, dovrebbero entrare subito nelle rotazioni e portare peso, geometrie, cattiveria agonistica. E invece? In campo praticamente non lo abbiamo mai visto.

A questo punto la domanda è inevitabile: ha qualche problema fisico di cui non sappiamo nulla o è semplicemente una scelta tecnica? Perché se il giocatore è fermo per problemi fisici, basterebbe dirlo con chiarezza. Se invece sta bene e resta ai margini, allora è legittimo chiedersi a cosa sia servito presentarlo come colpo di spessore se poi, proprio mentre la squadra fatica nel cuore del gioco, quella pedina resta sistematicamente fuori dai piani.

Stesso discorso per De Luca. Under preso, presentato, messo in vetrina e poi sostanzialmente schiacciato in panchina. La Nocerina fin da agosto ha mostrato limiti evidenti nella gestione degli under: scelte discutibili, pochi titolari veri, rotazioni che sembrano più figlie delle emergenze che di una programmazione chiara. Oggi ci ritroviamo con un ragazzo che potrebbe dare corsa e gamba e che invece viene utilizzato col contagocce, mentre sugli esterni spesso si è andati in affanno.

In mezzo a questo quadro tecnico già complicato, c’è un elemento che inizia a pesare più di una sconfitta: il silenzio.

Silenzio stampa prolungato, nessuna parola chiara sugli obiettivi reali, nessuna presa di posizione su cosa si voglia fare a dicembre e gennaio. Mentre in altre piazze i dirigenti spiegano, si assumono responsabilità, raccontano le strategie, qui da noi regna il vuoto.

Nessuno che venga a dire: “Vogliamo provare a prendere la Scafatese e faremo questo e questo”. Nessuno che, al contrario, abbia il coraggio di dichiarare: “Non abbiamo la forza per puntare alla vetta, l’obiettivo è consolidare i playoff”.

Il risultato è devastante sul piano emotivo: una tifoseria che fa chilometri, riempie le gradinate, canta per novanta minuti e in cambio riceve solo silenzi. E un’intera città che si ritrova a chiedersi a che gioco stia giocando la società. Perché a furia di non dire niente, il messaggio che passa è uno solo: arrangiatevi con quello che vedete la domenica.

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In più, l’atteggiamento del club trasmette la sensazione di vivere anche questa stagione senza un obiettivo davvero dichiarato, limitandosi a galleggiare nei piani medio-alti della graduatoria senza provare una vera scalata. Una dinamica già vista lo scorso anno, quando nel mercato di riparazione si persero alcune pedine fondamentali senza che il valore assoluto della squadra venisse realmente incrementato.

Questo non è rispetto.

Nessuno pretende promesse di Serie C a dicembre, nessuno chiede colpi fuori dalla realtà o spese fuori portata. Quello che Nocera pretende – ed è un diritto, non un capriccio – è chiarezza. È sentirsi dire una volta per tutte se c’è la volontà di fare un mercato vero per provare a colmare il gap con la vetta, oppure se si è deciso che va bene così: stare lì, galleggiare in zona alta, giocarsela “finché dura” e poi si vedrà.

Intanto, oggi come a Lodigiani e in altre giornate storte, abbiamo visto una Nocerina spesso sterilizzata, che vive di spunti individuali, che arriva al gol nel recupero più per orgoglio e forza dei singoli che per una struttura davvero solida. E abbiamo visto, ancora una volta, una curva che non molla mai, che canta anche quando il cronometro sembra una sentenza, e che meriterebbe una società capace di metterci la faccia almeno quanto loro ci mettono la voce.

Tutti si rafforzano, tutti si muovono, tutti si preparano alla seconda parte di stagione. La Nocerina oggi sta nel mezzo: troppo forte per accontentarsi, troppo incompleta per sentirsi al livello di chi sta davanti.

Adesso la palla non è solo tra i piedi di chi va in campo la domenica. È nelle mani di chi decide. E la domanda, semplice e diretta, è questa: volete davvero provare a vincere questo campionato o vi basta restare lì, a guardare gli altri che si allontanano?

La risposta non può arrivare con un altro comunicato generico o, peggio, con l’ennesimo silenzio. Deve arrivare con scelte, parole e – se possibile – con quei due o tre rinforzi veri che trasformano una buona squadra in una pretendente seria. Perché i tifosi la loro parte la stanno facendo. Adesso tocca alla società.

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