Una squadra, un popolo, un fuoco acceso: questa Nocerina ha già fatto rumore

Una squadra, un popolo, un fuoco acceso: questa Nocerina ha già fatto rumore
Non era una partita, era un segnale. Non era solo un’amichevole, era l’inizio. La Nocerina ha travolto la Rappresentativa Arianese con un sonoro 15-0 che — certo — dirà poco agli almanacchi, ma racconta tanto a chi vuole ascoltare.
Chi c’era stamattina a vedere i molossi in campo non ha visto solo gol. Ha visto fame, cattiveria, concentrazione. Ha visto una squadra che, nonostante sia nata da pochi giorni, ha già dentro il veleno giusto. Lo ha detto anche mister Campilongo a fine gara, che di ritiri e squadre nuove ne ha viste a decine: “Conta vedere affinità tra i ragazzi, non i gol. Ma oggi mi è piaciuta la fame, la voglia, anche sotto carichi pesanti di lavoro.”
Dal primo all’ultimo, dai big ai giovani. Tutti hanno risposto presente. Felleca, Morales, Diop, Giannone nel primo tempo. Poi Opoola, Campagnano, Cirillo, Monaco e gli altri nella ripresa. Ma soprattutto ha risposto presente il gruppo, quella cosa che l’anno scorso, a tratti, sembrava sfaldarsi nei momenti clou.
Campilongo lo sa bene, lo ha detto chiaramente: “L’anno scorso abbiamo fatto il girone H e ci siamo giocati tutto. Ma adesso non conta dove ci metteranno. Conta che questa volta dobbiamo portarci dietro i tifosi. Non possiamo più permetterci di lasciarli fuori.”
E qui entra in scena il direttore Prete, che ha parlato chiaro: la partita è stata anticipata su richiesta della Questura, ma “abbiamo fatto un compromesso all’italiana per non rinunciare ai nostri tifosi”. Perché la Nocerina, senza il suo popolo, non ha senso. Perché i brividi che Raffaele Vacca ha sentito quando ha visto entrare i tifosi in tribuna “sono stati la cosa più bella della giornata”.
Senza retorica: questa Nocerina è più forte anche perché ha imparato dai propri errori. Cocchino d’Eboli non ha fatto promesse, ma ha spiegato con lucidità: “Abbiamo sbagliato atteggiamento l’anno scorso. Ora servono fame, fisicità, esperienza. Non servono ciliegine: servono molossi.”
E poi c’è lui, il capitano silenzioso ma presente, Magnus Troest, che alza la voce solo per dire le cose giuste: “Qua non è una piazza come le altre. Noi grandi dobbiamo aiutare i ragazzi a capire cosa significa indossare questa maglia.”
Infine Raffaele Vacca ha parlato di emozioni. Di brividi. Mi sono venuti i brividi vedendo i tifosi. Io sono qui per dare l’esempio
Il campo ha parlato. Il gruppo ha risposto.
Ma la vera notizia non è solo questa.
La vera notizia sono loro.
I tifosi.
Quelli che oggi c’erano, alle 11 di mattina, ad Ariano Irpino. Con il caldo, con la sveglia all’alba, con le strade presidiate. Non hanno mai smesso di cantare. Non hanno mai fatto mancare il sostegno. E questa non è una novità, lo sappiamo. Ma è giusto ribadirlo.
Perché oggi, 3 agosto, mentre tanti dormivano ancora, i veri molossi stavano già cantando.
E allora sì, oggi non è nato un sogno. Oggi si è solo fatto un altro passo. Ma è stato un passo importante. Perché questa volta, più che le parole, stanno parlando i fatti.
E noi ci saremo.
Fino alla fine.
Ora è il momento di stringersi. Ora è il momento di esserci. Questa Nocerina — stavolta — sembra avere davvero tutto.
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