Dal Mundial ’82 alla Supercoppa in Arabia: così ci hanno rubato il calcio

Il calcio italiano oggi è lo specchio della nazione, schiava dei compromessi, delle regole inutili e di casacche troppo vecchie ormai per essere definite contemporanee.
Ironico pensare al fatto che lo sport ammiraglio sia quello che se la passa peggio nella nazione in cui governi e governanti hanno speso fior fior di quattrini per mantenerlo sempre più che rilevante.
Negli anni 80, governo Spadolini, lui premier insieme ad altri a guardare la partita in TV, campioni del mondo!
Pochi mesi dopo il suo governo crollerà, causa errori di pianificazione, ma il punto non è politico, non nel senso lato almeno: Spadolini ai tempi era il premier, il capo di stato, la seconda figura sotto al Pertini Repubblicano, e passava la serata, in tenuta ufficiale dinanzi alla TV a guardare la finale dei mondiali di calcio.
Lungi da me esprimermi sulla persona, ma è emblematica e iconica quella scena, quella e quella di Pertini, presidentissimo della Repubblica laica e democratica, che gioca a carte in aereo, di ritorno da Madrid… Bello vero?
Peccato che nel 1982 esistevano già altri sport in Italia, i quali però non spiccavano mai perché “la Serie A è il fiore all’occhiello dell’Italia” e quindi va resa prodotto da export mediatico, “ poi siamo campioni del mondo qui, ergo siamo i migliori… INVESTIAMO!”, giusto?
No, ma la politica degli anni 80 lo credeva.
Negli anni 90 cambierà poco, anzi pochissimo, nonostante il Dream Team Azzurro vinceva e stravinceva dappertutto, l’Italia brillava in Tennis Tavolo, a tratti nel tennis, nella ginnastica e nella Canoa.
Berlusconi, milanese e milanista poteva mai abbandonare il calcio e creare una generazione consapevole sulla questione sportiva non legata unicamente ad una sola disciplina?
Certo, gli Abbagnale, Panatta, la Libertas Alfaterna (Nocerina tra l’altro), il Dream Team dell’eccentrico Lucchetta, i primi successi col nuoto, Aldo Moro, Valentina Vezzali, Federica Pellegrini, Fiona May, Tania Cagnotto, Alex Schwazer ed altri hanno fatto, qualche volta, il giro sulla prima pagina dei giornali, ma solo dopo aver compiuto imprese titaniche, mentre per il calcio, finire in prima pagina è la normalità, anche se la notizia più rilevante di quel giorno riguarda il solito calciatore strapagato che ha fatto questo o quel record in uno sport già morto cerebralmente dal 2006 (anno dell’ultimo Mondiale vinto!) e tenuto in vita dai governi e dai finanziamenti quando cinesi, quando arabi.
Gli anni 2000 segnano la svolta negativa, la morte definitiva del calcio romantico e c’è una data precisa, un anno specifico: il 2009.
Perché il 2009? l’Italia di calcio è ancora campione in carica, in TV non si mostra altro che il bel pallone, i programmi sportivi sono monopolizzati dalla sfera ad esagoni, eppure qualcosa si è rotto perchè, in piena propaganda politica, il governo nasconde il fatto che in Italia lo stato di salute del calcio è calato e adesso ha una forma fisica oscena, quindi accetta il diktat televisivo delle TVHD, almeno ci si guadagna qualcosa, così come dai finanziamenti arabo-cinesi, grazie ai quali vedremo la supercoppa ITALIANA prima a Pechino, poi a Doha e non escludo di vederla oggi anche in USA, dopo la notizia ufficiosa di un match di campionato tra Milan e Como in Australia.
Ironico vero?
Eppure la vita è peggiorata per i tifosi, che non potranno mai andare in luoghi lontanissimi e costosissimi, in più si danneranno l’anima anche quando in campo c’è la nazionale perché vige questa astrusa regola non scritta che se un calciatore va a giocare fuori dalla sfera UEFA, allora questi non vestirà più la casacca azzurra, nel frattempo che non si crea settore giovanile se non in funzione di nazionali estere, non si investe più nelle periferie e lo sport romantico e fantasioso dei numeri 10 col dribbling nel sangue è diventato lo sport dei super atleti tirati a lucido, dalla forma fisica perfetta e dallo sponsor assillante.
Scendendo in B non cambia molto la faccenda, idem la C o la D dove la situazione è poveramente scandalosa, triste e deprimente, che tu sia tifoso, imprenditore o calciatore.
Diamo più valore al calcio che a far valere i nostri diritti di cittadini, eppure, nonostante ciò, anche i diritti dei tifosi vengono calpestati su base quotidiana, ma non facciamo nulla perché siamo passivi di natura e la rivoluzione la imprimiamo sui muri graffitati e romantici, piuttosto che fisicamente e democraticamente, e questo è solo un bene per chi ci ha rotto il calcio.
Felice Vicidomini
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