Nocera, addio a Padre Fedele: dal raduno ultrà ’85 al legame con i Mastiffs

C’è un silenzio particolare quando il calcio perde una delle sue voci più riconoscibili. Oggi quel silenzio attraversa gli stadi d’Italia: è morto Padre Fedele Bisceglia, 87 anni, il frate che per generazioni ha intrecciato fede e passione popolare portando il Cosenza nel cuore, in curva, in strada, nelle piazze dove la domenica si fa identità. Una figura scomoda per convenzioni e comodissima per chi cercava un abbraccio, un pasto caldo, una parola che scavalcasse i tornelli della vita quotidiana.
A Cosenza lo chiamavano semplicemente Padre Fedele. Non servivano altre presentazioni: bastava la sciarpa rossoblù e quel modo di stare tra la gente, a un palmo dai tamburi. Ha seguito i Lupi ovunque, in casa e in trasferta, orgoglioso di un’appartenenza che nel tempo è diventata racconto collettivo.
Già a metà anni ’80 il legame con Nocera prese forma: al primo storico raduno ultrà del 1985, promosso dall’ambiente rossoblù con Padre Fedele in prima linea, nacque il gemellaggio con i Mastiffs Nocerina; da presidente del Centro Coordinamento lavorò per anni a quei rapporti tra curve, cementando un’amicizia che ancora oggi viene ricordata dai veterani delle gradinate.
La sua storia è fatta di contraddizioni e di coerenza, di cadute e assoluzioni, di polemiche e di mani tese agli ultimi. Nel suo nome restano opere, mense, missioni; restano soprattutto i volti di chi ha trovato una porta aperta quando il resto del mondo la stava chiudendo. In curva, la sua figura ha insegnato a molti che si può “stare” con decisione senza perdere il rispetto. È una lezione che vale per tutti, anche per la nostra Nocerina e per chi vive il tifo come comunità quotidiana.
In questi anni abbiamo incontrato di tutto: trasferte infinite, chilometri di rivalità, storie che si assomigliano da Nord a Sud. Padre Fedele era uno di quei personaggi che ti restano negli occhi anche se non è “il tuo” colore: perché un certo calcio, quello popolare e vissuto a viso aperto, non ha confini. E quando capita di incrociarlo, lo riconosci subito.
Alla famiglia, a Cosenza e a tutta la gente che gli ha voluto bene, arriva l’abbraccio della redazione e dei tifosi rossoneri. Nocerina e Cosenza si sono incrociate in tante epoche: è bello pensare che tra quelle fotografie sbiadite ci sia anche il suo sorriso, una sciarpa al vento e l’idea – antica e modernissima – che il pallone è soprattutto umanità.
Buon viaggio, Padre Fedele. Qui restano i cori. E il dovere, per chi ama davvero il calcio, di custodirne il significato.
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