Come veri molossi: la lezione silenziosa di Don Gerardo

Ci sono tifosi che si notano perché fanno rumore. E poi c’è Don Gerardo, che da tutta la vita tifa in silenzio, ma lo senti forte come un coro. Non ha mai avuto bisogno di mettersi in mostra, di dire “io c’ero”, di cercare applausi. Perché lui c’era davvero. C’è sempre stato. E ci sarà anche quest’anno. A novantuno anni, ha rinnovato, per l’ennesima volta, il suo abbonamento alla Nocerina. E come sempre, è stato il primo. Non per vantarsi. Ma perché per lui è così da sempre. È naturale. È un dovere del cuore.
Don Gerardo non è un tifoso qualunque. È quello che ha visto la Nocerina quando la Nocerina era solo un campo polveroso, una maglia cucita a mano e una città che si stringeva attorno a undici ragazzi. Era lì nel 1947, quando da ragazzino si emozionava davanti a una promozione in Serie B. Era lì quando si soffriva. Quando si lottava. Quando si ricominciava da capo. Ed è ancora lì oggi, con la stessa dignità e la stessa voglia.
In un calcio fatto sempre più di apparenza e meno di sostanza, Don Gerardo è l’esempio vivente di cosa significa esserci davvero. Non ha bisogno di farsi fotografare, non chiede posti in prima fila, non pretende nulla. Paga il suo abbonamento, saluta tutti con educazione e torna al suo posto. Quel posto che è casa. Che è identità. Che è vita.
Lo vedi camminare piano, magari con un bastone. Ma lo sguardo è dritto. Lo stesso di chi sa dove andare. Di chi non ha mai tradito la sua fede. Di chi non ha bisogno di cambiare bandiera per sentirsi parte di qualcosa. Don Gerardo è molosso. Non per scelta. Ma per natura.
E quando senti cantare “Come veri molossi”, se chiudi gli occhi un attimo e pensi a chi davvero incarna quelle parole, la risposta arriva da sola. Perché lui lo è sempre stato. Un molosso vero. Senza se, senza ma. Senza pause.
In curva, in tribuna, o davanti a una radiolina, Don Gerardo c’è. E la sua presenza vale più di ogni annuncio, di ogni acquisto, di ogni slogan. Perché certe persone non si raccontano con le parole. Si riconoscono. Si rispettano. E si ringraziano.
Grazie Don Gerardo. Perché in un mondo che corre e dimentica, lei resta. Con la sciarpa al collo, con la voce bassa, con la dignità di chi ama davvero. Come veri molossi. Sempre.
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