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Nocerina, il calcio di Zeman comincia a prendere forma: pressing, velocità e forza del collettivo

Pubblicato il 12 Agosto 2026 alle 12:07

Dalle prime uscite di Latronico fino al test con la Gelbison al San Francesco emergono già alcuni principi ben precisi: baricentro alto, riconquista immediata del pallone, gioco rapido e movimenti coordinati. Il lavoro è ancora lungo, ma l’identità voluta da Karel Zeman comincia a intravedersi.

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Le prime uscite stagionali della Nocerina consentono già di individuare alcuni dei principi sui quali Karel Zeman sta costruendo la nuova squadra rossonera.

Gli allenamenti congiunti disputati durante il ritiro di Latronico, nei giorni 2, 5 e 8 agosto, e successivamente il test dell’11 agosto al San Francesco contro la Gelbison, hanno infatti fornito le prime indicazioni sul progetto tecnico del nuovo allenatore.

Naturalmente siamo ancora in piena preparazione e sarebbe prematuro pretendere una squadra già vicina alla sua migliore espressione. La mole di lavoro affrontata dai calciatori durante il ritiro è stata certamente notevole. I carichi estivi sono indispensabili per costruire quella resistenza fisica che dovrà accompagnare la squadra durante l’intera stagione, con gli eventuali richiami di preparazione previsti più avanti.

Ciò che interessa maggiormente, però, è che nelle prime quattro uscite si sono già intravisti con una certa chiarezza i concetti richiesti dal tecnico.

IL 4-3-3 E I PRINCIPI DEL CALCIO DI ZEMAN

Fin dalla prima partita Zeman ha disposto la Nocerina con il 4-3-3, scelta assolutamente prevedibile conoscendo la filosofia calcistica dell’allenatore.

Ma il modulo rappresenta soltanto il punto di partenza.

Ciò che caratterizza maggiormente il lavoro del tecnico è il modo nel quale la squadra deve interpretarlo.

La Nocerina cerca l’aggressione alta, possibilmente già in prossimità dell’area di rigore avversaria. Il baricentro deve restare avanzato, i movimenti devono essere collettivi e sincronizzati e sulle due corsie laterali viene richiesta una partecipazione continua.

L’obiettivo è evidente: riconquistare rapidamente il pallone, trovare immediatamente un compagno libero e arrivare alla conclusione nel minor tempo possibile.

Detto così potrebbe sembrare semplice.

In realtà non lo è affatto.

Per applicare questi principi servono condizione atletica, concentrazione, tempi di movimento precisi e soprattutto una conoscenza reciproca che una squadra praticamente nuova non può acquisire nel giro di poche settimane.

OGNI CALCIATORE HA UN COMPITO PRECISO

Nel calcio di Zeman nessun ruolo può essere interpretato passivamente.

Il portiere deve essere costantemente attento e coraggioso, pronto ad accompagnare una linea difensiva che tende inevitabilmente a giocare alta.

I due terzini devono partecipare ad entrambe le fasi, offrendo continuamente soluzioni sulle corsie.

Il mediano è chiamato a dare velocità alla manovra e, più in generale, a tutti i calciatori viene richiesto di non rallentare l’azione attraverso un possesso eccessivo.

Uno o due tocchi, quando possibile.

Le mezzali devono inserirsi senza palla, mentre gli attaccanti non possono limitarsi ad aspettare il pallone tra i piedi: devono muoversi, aprire spazi, attaccare la profondità e partecipare alla riconquista.

È un calcio che pretende tantissimo sul piano fisico e mentale.

DA LATRONICO I PRIMI SEGNALI

Già nella prima partitella disputata durante il ritiro diversi di questi concetti erano in fase embrionale.

Nel successivo test con la rappresentativa locale di Latronico si è cominciato a intravedere qualcosa in più, mentre la terza uscita contro l’ASD Atletico Agromonte Lauria ha ulteriormente evidenziato la volontà dell’allenatore di insistere su determinati meccanismi.

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Naturalmente siamo ancora lontani dall’optimum.

Ed è assolutamente normale che sia così.

La sensazione, osservando il lavoro della squadra, è che Zeman stia intervenendo non soltanto sul collettivo ma anche in maniera molto dettagliata sui singoli calciatori, sui reparti e sulle catene laterali.

Un lavoro minuzioso, indispensabile per trasformare movimenti teorici in automatismi.

LA CATENA DI SINISTRA: CECCHI, SCAFETTA E VITELLI

Un esempio interessante è arrivato proprio durante la terza uscita di Latronico.

Nel corso del primo tempo è apparsa evidente la ricerca di una particolare intesa tra i tre calciatori utilizzati sulla fascia sinistra: Cecchi, Scafetta e Vitelli.

L’obiettivo sembrava quello di creare movimenti concatenati ad alta velocità, con sovrapposizioni, inserimenti e occupazione degli spazi eseguiti con tempi precisi.

Sono sincronismi che richiedono settimane di lavoro.

Non basta conoscere il movimento: bisogna sapere esattamente quando effettuarlo.

Ed è questa una delle difficoltà maggiori del calcio proposto da Zeman.

CON LA GELBISON UN PASSO IN AVANTI

Quanto intravisto a Latronico è emerso ancora più chiaramente nell’allenamento congiunto disputato al San Francesco contro la Gelbison.

L’avversario aveva naturalmente una consistenza differente rispetto ai precedenti test: una formazione anch’essa ai nastri di partenza del campionato di Serie D e quindi un banco di prova più significativo.

Per buona parte del primo tempo, diversi dettami richiesti dal tecnico si sono concretizzati in rapida successione.

La Nocerina ha cercato di recuperare palla alta, muoverla velocemente e attaccare immediatamente gli spazi.

Il risultato della partita, in questa fase della stagione, rimane un elemento secondario.

Molto più importante è capire come la squadra provi a costruire le proprie opportunità.

Ed è proprio sotto questo aspetto che sono arrivate indicazioni interessanti.

RENELUS, LA VELOCITÀ AL SERVIZIO DEL SISTEMA

Il lavoro di Zeman può inoltre esaltare determinate caratteristiche individuali.

Un esempio evidente è rappresentato da Bertony Renelus.

La sua velocità diventa ancora più difficile da contenere quando viene inserita all’interno di un sistema che punta alla riconquista immediata del pallone e alla verticalizzazione.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del calcio di Zeman: le qualità individuali non devono essere cancellate, ma potenziate dal collettivo.

Il singolo può fare la differenza, ma sempre all’interno di un meccanismo nel quale il movimento di un calciatore è collegato a quello dei compagni.

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UN CALCIO DIVERSO

Il calcio di Zeman è profondamente diverso rispetto a quello proposto da molti altri allenatori.

Ed è probabilmente proprio per questo che continua ad avere una sua precisa identità.

Non si tratta soltanto di giocare con tre attaccanti o mantenere il baricentro alto.

La vera difficoltà consiste nel convincere l’intera squadra a pensare e muoversi con gli stessi tempi.

Uno degli impegni più complessi che attende il tecnico sarà probabilmente quello di modificare alcune abitudini consolidate nel corso degli anni dai calciatori.

Molti sono naturalmente portati a tenere maggiormente il pallone, ad aspettare il movimento di un compagno o a cercare la giocata individuale.

Nel sistema di Zeman, invece, il pallone deve viaggiare velocemente.

Possibilmente uno o due tocchi.

Non si tratta di responsabilità individuali. Ogni calciatore è stato formato nel corso della propria carriera secondo differenti principi e metodologie.

Ora dovrà assimilare qualcosa di nuovo.

LA FORZA DOVRÀ ESSERE IL COLLETTIVO

Ed è probabilmente questo il punto centrale del progetto tecnico della nuova Nocerina.

Le squadre di Zeman non sono costruite intorno ad uno o due calciatori.

Sono costruite intorno al collettivo.

Tutti devono partecipare alla fase offensiva, tutti devono contribuire alla riconquista del pallone e tutti devono sapere esattamente cosa fare quando un compagno effettua un determinato movimento.

La strada è ancora lunga.

Dopo poche settimane di preparazione non potrebbe essere diversamente.

Ma da Latronico al San Francesco qualcosa comincia già a vedersi.

E sarà proprio questa una delle sfide più affascinanti della stagione: osservare settimana dopo settimana quanto la nuova Nocerina riuscirà ad avvicinarsi all’idea di calcio che Karel Zeman sta cercando di trasferire ai suoi uomini.

Alessandro La Torraca

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