Campilongo dopo la goleada: “Conta conoscersi, non il risultato”

C’è poco da commentare dopo un 15-0, e Campilongo lo sa bene. Per questo, al termine dell’amichevole ad Ariano Irpino, il tecnico rossonero ha scelto un approccio chiaro e onesto. Il punteggio? Una nota a margine. Quello che interessa, oggi, è il gruppo.
“Il risultato non conta niente. Quello che conta è che i ragazzi comincino a conoscersi, che troviamo le affinità giuste e iniziamo a capire chi può dare cosa, in quale ruolo”, ha spiegato. Parole semplici, ma che tracciano la rotta di un lavoro che è appena cominciato.
La rosa della Nocerina è quasi tutta nuova e la strada è lunga. Ma i segnali ci sono. “Oggi abbiamo fatto un buon test. Non mi interessano i gol, mi interessa vedere miglioramenti. E qualcosa si è visto. Stiamo lavorando tanto, i carichi si sentono, ma l’atteggiamento mi è piaciuto.”
Campilongo ammette che nei primi 15 minuti si aspettava più intensità, ma non ne fa un dramma: “Giocare di mattina non è semplice, e c’è un po’ di stanchezza. Però anche i giovani hanno fatto tante cose buone. Sono soddisfatto.”
A chi gli chiede perché Bogné e Fraraccio non abbiano giocato, risponde diretto: “Scelta legata ai carichi di lavoro. Nulla di preoccupante. Preferiamo non rischiare nulla in questa fase.”
Sulla condizione fisica, il mister è realista. “Siamo ancora ai primi giorni. Alcuni, come Giannone, vengono da mesi senza partite. Diop l’anno scorso era fuori rosa. È normale che ci sia chi parte un po’ più piano e chi va in condizione prima, soprattutto in base alla struttura fisica. Ma vedo impegno da parte di tutti.”
Poi, inevitabile, arriva la domanda sul girone. “L’anno scorso eravamo nel girone H e ce la siamo giocata. Se sarà il G o l’I cambia poco: non esistono gironi facili. Però se devo scegliere col cuore, dico girone G. È un girone più tecnico, si gioca di più a calcio. E soprattutto—dice con un filo di amarezza—ci permetterebbe di riportare i tifosi allo stadio. L’anno scorso siamo stati penalizzati, non li abbiamo mai avuti con noi. E una tifoseria così, calda e passionale, merita di vivere le partite da vicino.”
Infine, una battuta sulla maglia numero 9. A chi la darebbe oggi? Campilongo sorride. “Diop ha bisogno di minutaggio, di partite. Até anche. Rossi invece ha una condizione già più avanti, l’anno scorso ha giocato tanto. E si vede: quando arriva la palla in area, sa farsi rispettare.”
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