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Le stelle del passato: Roberto Merino, il “Maradona delle Ande” che accese il San Francesco

Pubblicato il 23 Agosto 2026 alle 16:23

Prosegue il viaggio di NocerinaLive nella memoria rossonera con “Le stelle del passato”, la rubrica dedicata ai calciatori che, per talento, personalità o episodi particolari, sono riusciti a lasciare una traccia nella storia della Nocerina.

Questa volta torniamo a una delle stagioni più affascinanti e allo stesso tempo amare della storia recente molossa: la Serie B 2011/12.

Il protagonista è Roberto Merino Ramírez, fantasista peruviano arrivato a Nocera nel mercato invernale e capace, in appena pochi mesi, di conquistare il San Francesco con dribbling, assist, gol spettacolari e una personalità decisamente fuori dagli schemi.

NocerinaLive lo ha già ricordato nel racconto dedicato a Merino, il calciatore che cantava nella sala stampa e dribblava le difese.

Il “Maradona delle Ande”

Nato a Chiclayo, in Perù, il 19 maggio 1982, Merino era un trequartista mancino dotato di tecnica sopraffina.

Baricentro basso, rapidità di pensiero, dribbling nello stretto e soprattutto la capacità di tentare soluzioni che per molti altri calciatori sarebbero state semplicemente impensabili.

Era il classico giocatore per il quale valeva la pena andare allo stadio.

Poteva sparire dalla partita per qualche minuto e poi improvvisamente inventare un assist, saltare due avversari o trovare la porta da una posizione impossibile.

Le sue qualità gli valsero il soprannome di “Maradona delle Ande”, anche se a Nocera molti tifosi preferivano chiamarlo semplicemente “il Mago”.

Una carriera internazionale prima di Nocera

Merino era arrivato al calcio italiano dopo aver vissuto esperienze in diversi Paesi.

Cresciuto calcisticamente in Spagna, aveva militato nel Maiorca e nel Málaga prima di trasferirsi in Svizzera al Servette.

Successivamente erano arrivate le esperienze in Grecia e quindi l’approdo in Italia con la Salernitana.

Proprio in granata il pubblico campano aveva iniziato a conoscere le sue caratteristiche.

Dopo ulteriori esperienze all’estero e il ritorno in Perù, nel gennaio del 2012 arriva l’occasione di tornare in Italia.

Questa volta dall’altra parte della provincia.

Ad aspettarlo c’è la Nocerina.

Gennaio 2012: la Nocerina cerca il miracolo

La situazione dei molossi è complicata.

La squadra, tornata in Serie B dopo oltre trent’anni, ha mostrato un calcio offensivo e coraggioso ma ha raccolto molto meno di quanto prodotto.

La classifica è pesante e durante il mercato invernale la società prova a rinforzare l’organico per tentare una rimonta che appare quasi impossibile.

Tra gli innesti arriva proprio Roberto Merino.

Come abbiamo ricordato anche nel nostro approfondimento su 2012, l’ultimo anno della Nocerina tra le grandi, l’arrivo del peruviano diventa uno dei fattori che consentono ai molossi di riaprire una corsa salvezza che sembrava ormai compromessa.

E Merino impiega pochissimo per presentarsi al nuovo pubblico.

Il pallonetto contro il Bari: il Mago si presenta

Il 4 febbraio 2012 al San Francesco arriva il Bari.

I pugliesi passano in vantaggio, ma nella ripresa Merino riceve il pallone e trova la giocata che permette alla Nocerina di pareggiare.

Un pallonetto elegante, quasi una firma.

È il suo primo gol in rossonero.

Non una conclusione banale, ma una rete che racchiude perfettamente le caratteristiche del nuovo numero 33 molosso.

Merino non sembra aver bisogno di ambientamento.

Nocera capisce subito di avere tra le mani un calciatore differente.

E quello contro il Bari rappresenta soltanto l’inizio.

Il 93’ contro il Gubbio: una delle magie più ricordate

Poche settimane più tardi arriva probabilmente l’immagine simbolo della sua esperienza alla Nocerina.

Al San Francesco c’è il Gubbio.

La squadra rossonera ha un disperato bisogno di punti e soprattutto non vince da diciassette partite.

La gara sembra destinata a terminare in parità.

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Poi arriva il recupero.

Minuto 93.

Il pallone finisce dalle parti di Merino fuori dall’area.

Il peruviano non ci pensa troppo.

Sinistro al volo.

Pallone in rete.

2-1.

Il San Francesco esplode.

Non è semplicemente un gol bello.

È una rete che interrompe una lunghissima astinenza dalla vittoria e che restituisce improvvisamente speranza a una squadra e a un’intera tifoseria.

Ancora oggi, quando si parla del Merino rossonero, quella conclusione contro il Gubbio è una delle prime immagini che tornano alla mente.

Il rigore contro il Verona e quell’esultanza

La Nocerina comincia a crederci.

Merino continua a essere protagonista e lascia la propria firma anche nel prestigioso 3-1 contro il Verona.

Segna dal dischetto e festeggia con tutta la personalità che lo caratterizzava.

Quello del peruviano non era soltanto talento tecnico.

Era un giocatore istintivo anche nelle emozioni.

Poteva trascinare il pubblico e incendiare una partita con un gesto.

Ed è anche per questo che il rapporto con Nocera fu immediatamente intenso.

La notte dell’Empoli: il rigore al 93’

Un altro capitolo arriva contro l’Empoli.

La Nocerina è sotto fino agli ultimi minuti.

All’85’ Di Maio trova il pareggio.

Il San Francesco spinge.

In pieno recupero arriva l’episodio decisivo: Castaldo viene fermato irregolarmente in area e l’arbitro indica il dischetto.

Sul pallone va Merino.

È il 93’.

La pressione è enorme.

Il peruviano segna.

Nocerina-Empoli 2-1.

Ancora una volta il San Francesco esplode e ancora una volta il protagonista decisivo è lui.

NocerinaLive ha già raccontato quella partita proprio nel nostro approfondimento dedicato alla storia di Roberto Merino in rossonero.

Albinoleffe e Padova: sette gol per inseguire il miracolo

La rincorsa continua.

Merino segna anche contro l’Albinoleffe, mantenendo vive le ultime possibilità di salvezza.

Poi arriva la gara contro il Padova.

La Nocerina è praticamente obbligata a vincere.

I molossi disputano una grande partita e si impongono 3-0.

Merino realizza una doppietta.

È il punto più alto della sua produzione realizzativa con la maglia rossonera.

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In appena 17 presenze di Serie B mette a segno 7 reti, un rendimento eccezionale per un trequartista arrivato soltanto nel mercato di gennaio.

Numeri che spiegano perché ancora oggi quella breve esperienza venga ricordata con tanto affetto.

Sette gol che non bastarono

Purtroppo la favola non ebbe il finale sperato.

Nonostante la grande reazione nella seconda parte della stagione, la Nocerina non riuscì a completare il miracolo salvezza.

La retrocessione arrivò ugualmente.

Merino, però, aveva trasformato gli ultimi mesi di campionato.

Da una situazione apparentemente senza speranza, la Nocerina era riuscita quantomeno a tornare a credere nella possibilità di salvarsi.

E il fantasista peruviano era diventato uno dei simboli di quella rincorsa.

Sette gol in diciassette partite.

Ma soprattutto la sensazione, ogni volta che riceveva il pallone, che potesse accadere qualcosa.

L’aneddoto dell’arancia

Ci sono però episodi che raccontano Roberto Merino forse ancora meglio dei gol.

Uno dei più curiosi avvenne durante una trasmissione televisiva.

Il peruviano si trovava negli studi di Nocerinissima quando qualcuno gli mise a disposizione… un’arancia.

Per molti sarebbe stato semplicemente un frutto.

Per Merino diventò un pallone.

Cominciò a palleggiare tutto di sinistro con l’arancia, mostrando una sensibilità tecnica fuori dal comune.

Un siparietto rimasto nel ricordo di chi lo vide e che racconta perfettamente che tipo di calciatore fosse.

Per lui dominare un pallone sembrava naturale.

Anche quando il pallone non era un pallone.

Merino cantante nella sala stampa del San Francesco

E poi c’è un altro aneddoto diventato quasi leggendario.

Sala stampa del San Francesco.

Merino si presenta davanti a giornalisti e telecamere.

A un certo punto decide di trasformare l’intervista in qualcosa di completamente diverso.

E comincia a cantare.

La canzone scelta è “Il tempo se ne va” di Adriano Celentano.

Una scena surreale per una conferenza stampa calcistica, ma assolutamente coerente con il personaggio.

Roberto Merino era così.

Imprevedibile dentro il campo.

E imprevedibile anche fuori.

È proprio da questi episodi che nasce una parte importante dell’affetto dei tifosi nei suoi confronti.

La seconda stagione e un rapporto diventato più complicato

Nell’estate del 2012 Merino torna alla Nocerina, questa volta per affrontare il campionato di Prima Divisione.

Segna subito nella prima giornata contro l’Andria, realizzando la rete del definitivo 2-2.

Ma la seconda esperienza non avrà la stessa magia della precedente.

Con il passare dei mesi qualcosa cambia.

Il rapporto con l’ambiente diventa più complicato e uno degli episodi più discussi arriva nel derby contro la Paganese, quando Merino fallisce un calcio di rigore e successivamente manifesta il proprio nervosismo nei confronti di una parte della tifoseria.

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È il lato opposto di un rapporto sempre vissuto con grandissima intensità.

NocerinaLive ha ricordato anche questo episodio raccontando, anni dopo, il ritorno del “Mago” nel calcio italiano.

Nel gennaio del 2013 la sua seconda avventura rossonera termina.

Un amore più forte anche delle incomprensioni

Nel calcio capita spesso che i rapporti più intensi siano anche quelli caratterizzati da qualche momento difficile.

È successo anche tra Merino e Nocera.

L’addio non cancellò però ciò che il peruviano aveva regalato durante quei mesi di Serie B.

Con il passare degli anni è rimasto soprattutto il ricordo delle giocate.

Il pallonetto contro il Bari.

Il sinistro al 93’ contro il Gubbio.

Il rigore contro il Verona.

La notte contro l’Empoli.

La doppietta al Padova.

E naturalmente i dribbling, gli assist e quelle accelerazioni che facevano alzare il pubblico dai gradoni ancora prima di sapere come sarebbe terminata l’azione.

«Al Sud, che calore i tifosi»

Anche Merino non ha dimenticato quella esperienza.

Anni dopo, parlando nuovamente del calcio italiano, ha ricordato soprattutto il calore delle tifoserie del Sud.

In passato non sono mancati neppure discorsi e suggestioni su un possibile ritorno in rossonero.

NocerinaLive raccontò proprio una di queste ipotesi nell’articolo dedicato alla possibilità di rivedere Merino alla Nocerina.

Un ritorno che non si concretizzò.

Ma il semplice fatto che il suo nome continuasse periodicamente a essere accostato alla Nocerina dimostra quanto fosse rimasto forte il ricordo di quei mesi.

Il Mago che fece sperare Nocera

Roberto Merino non è stato il calciatore con più presenze nella storia della Nocerina.

Non ha vinto un campionato con i colori rossoneri.

Non è rimasto per cinque o dieci stagioni.

Eppure è ricordato ancora oggi.

Perché alcune storie non hanno bisogno di essere lunghe per diventare importanti.

In quei pochi mesi del 2012, Merino riuscì a trasformarsi nell’uomo della speranza.

Quando la Nocerina sembrava ormai condannata, il suo talento contribuì a riaccendere il San Francesco e a trascinare la squadra fino alle ultime giornate nella disperata rincorsa alla permanenza in Serie B.

17 partite e 7 gol nel campionato cadetto.

Ma dietro quei numeri c’è molto di più.

C’è un pallone calciato al volo al 93’.

C’è un’arancia trasformata in un pallone.

C’è una canzone di Celentano cantata in sala stampa.

C’è soprattutto un giocatore che, quando aveva la sfera sul sinistro, faceva pensare a migliaia di persone la stessa cosa:

adesso può succedere qualcosa.

Per Nocera fu il Mago.

Ed è proprio per questo che Roberto Merino occupa un posto speciale tra le stelle del passato della Nocerina.

Alessandro La Torraca

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