Piazzale d’Armi, dove nasce il calcio a Nocera: il primo campo della città

Prima del San Francesco, c’era un rettangolo di terra battuta a ridosso della Caserma Libroia e del convento di Santa Maria degli Angeli: da lì è cominciata una storia che ancora oggi fa battere il cuore rossonero.
Il Piazzale d’Armi fu il primo terreno di gioco regolamentare a Nocera e, di fatto, il primo riferimento calcistico della provincia. All’inizio non c’erano tribune vere e proprie: si tirava una corda lungo il bordo campo, il pubblico stava in piedi e i calciatori arrivavano già pronti. È l’alba del calcio locale, quando il pallone smette di essere curiosità e diventa abitudine. Da allora quel suolo – lo stesso che diventerà, più avanti, la casa del San Francesco – non smetterà più di raccontare partite.
Erano anni in cui in Italia il gioco prendeva piede piano, tra povertà diffusa e poco “tempo libero” vero. Spogliatoi? Spesso capanni di legno. A volte nemmeno quelli. Altrove si ovviava tuffandosi nei fiumi; qui si correva nella polvere, con scarpe chiodate e linee tracciate a mano. Intanto Nocera entrava nel circuito delle gare campane di Prima e Seconda Divisione, con il Piazzale d’Armi che diventava un punto di riferimento anche per sfide attese e spareggi annunciati.
Accadde anche che un grande spareggio previsto tra Salernitana e Napoli non si giocò per protesta dei partenopei; episodi che raccontano il clima del tempo. La cornice, però, restava quella: folla a bordo campo, ragazzi sugli alberi per vedere meglio, e un amore che cresceva di stagione in stagione. In alcuni frangenti la passione travalicò i limiti, fino a una tragedia negli anni Cinquanta con la morte di un giovane tifoso folgorato: ferite che la memoria cittadina non ha mai rimosso.
La storia subì una brusca interruzione con la guerra e, nel 1944, con la cenere del Vesuvio che ricoprì il terreno. La squadra si spostò temporaneamente nell’area Forino a Liporta – un campo in terra battuta messo a disposizione dalla famiglia proprietaria – utilizzato anche dalle squadre vicine. In quel periodo si giocarono sfide rimaste negli annali: dagli inglesi del Royal Engineers Association Football Club (sconfitti 3-0) al prestigioso test con la Fiorentina, ricordato più per il cedimento dei “bidoni-tribuna” che per il tabellino.
Finita l’emergenza, Nocera tornò al suo piazzale. Con il passare degli anni l’impianto mostrò tutti i limiti: capienza ridotta e strutture precarie portarono all’idea di una nuova casa. I lavori presero corpo nel 1970 e nel 1973 l’inaugurazione contro il Cagliari campione d’Italia consegnò alla città il suo stadio. È la nascita del percorso moderno del San Francesco, un cammino che ancora oggi segue sviluppi e migliorie: basti pensare alle opere di riqualificazione programmate nell’area.
Quella lunga linea rossonera ha attraversato anche pagine incandescenti della storia sportiva locale: dal celebre “cross dalla folla” nel derby con la Salernitana alla memoria antichissima delle rivalità con i centri vicini, raccontate anche nell’episodio noto come “prima rissa da stadio”. E a proposito di origini, la cronaca federale dei primi anni Venti è una ferita e un vanto insieme: l’ingiustizia del 1921 e lo spareggio infinito con la Cavese sono tasselli di un’identità che resiste.
In sintesi: il Piazzale d’Armi non è solo un luogo: è il punto di partenza di un secolo rossonero. Da quel polveroso rettangolo è nata la nostra idea di calcio, fino allo stadio che oggi continuiamo a vivere e migliorare.
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Nota di metodo: ricostruzione basata su fonti d’epoca e archivio interno NocerinaLive.
Piazzale d’Armi, dove nasce il calcio a Nocera: il primo campo della città
Prima del San Francesco, c’era un rettangolo di terra battuta a ridosso della Caserma Libroia e del convento di Santa Maria degli Angeli: da lì è cominciata una storia che ancora oggi fa battere il cuore rossonero.
Il Piazzale d’Armi fu il primo terreno di gioco regolamentare a Nocera e, di fatto, il primo riferimento calcistico della provincia. All’inizio non c’erano tribune vere e proprie: si tirava una corda lungo il bordo campo, il pubblico stava in piedi e i calciatori arrivavano già pronti. È l’alba del calcio locale, quando il pallone smette di essere curiosità e diventa abitudine. Da allora quel suolo – lo stesso che diventerà, più avanti, la casa del San Francesco – non smetterà più di raccontare partite.
Erano anni in cui in Italia il gioco prendeva piede piano, tra povertà diffusa e poco “tempo libero” vero. Spogliatoi? Spesso capanni di legno. A volte nemmeno quelli. Altrove si ovviava tuffandosi nei fiumi; qui si correva nella polvere, con scarpe chiodate e linee tracciate a mano. Intanto Nocera entrava nel circuito delle gare campane di Prima e Seconda Divisione, con il Piazzale d’Armi che diventava un punto di riferimento anche per sfide attese e spareggi annunciati.
Accadde anche che un grande spareggio previsto tra Salernitana e Napoli non si giocò per protesta dei partenopei; episodi che raccontano il clima del tempo. La cornice, però, restava quella: folla a bordo campo, ragazzi sugli alberi per vedere meglio, e un amore che cresceva di stagione in stagione. In alcuni frangenti la passione travalicò i limiti, fino a una tragedia negli anni Cinquanta con la morte di un giovane tifoso folgorato: ferite che la memoria cittadina non ha mai rimosso.
La storia subì una brusca interruzione con la guerra e, nel 1944, con la cenere del Vesuvio che ricoprì il terreno. La squadra si spostò temporaneamente nell’area Forino a Liporta – un campo in terra battuta messo a disposizione dalla famiglia proprietaria – utilizzato anche dalle squadre vicine. In quel periodo si giocarono sfide rimaste negli annali: dagli inglesi del Royal Engineers Association Football Club (sconfitti 3-0) al prestigioso test con la Fiorentina, ricordato più per il cedimento dei “bidoni-tribuna” che per il tabellino.
Finita l’emergenza, Nocera tornò al suo piazzale. Con il passare degli anni l’impianto mostrò tutti i limiti: capienza ridotta e strutture precarie portarono all’idea di una nuova casa. I lavori presero corpo nel 1970 e nel 1973 l’inaugurazione contro il Cagliari campione d’Italia consegnò alla città il suo stadio. È la nascita del percorso moderno del San Francesco, un cammino che ancora oggi segue sviluppi e migliorie: basti pensare alle opere di riqualificazione programmate nell’area.
Quella lunga linea rossonera ha attraversato anche pagine incandescenti della storia sportiva locale: dal celebre “cross dalla folla” nel derby con la Salernitana alla memoria antichissima delle rivalità con i centri vicini, raccontate anche nell’episodio noto come “prima rissa da stadio”. E a proposito di origini, la cronaca federale dei primi anni Venti è una ferita e un vanto insieme: l’ingiustizia del 1921 e lo spareggio infinito con la Cavese sono tasselli di un’identità che resiste.
In sintesi: il Piazzale d’Armi non è solo un luogo: è il punto di partenza di un secolo rossonero. Da quel polveroso rettangolo è nata la nostra idea di calcio, fino allo stadio che oggi continuiamo a vivere e migliorare.
Nota di metodo: ricostruzione basata su fonti d’epoca e archivio interno NocerinaLive.
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