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SERIE D, IL TESORO NASCOSTO DEI VIVAI: UN EX GIOVANE PUÒ PORTARE SOLDI AL CLUB ANCHE ANNI DOPO

Pubblicato il 16 Agosto 2026 alle 22:05

Il mercato della Serie D non finisce necessariamente quando un talento lascia il club. Il sistema FIFA dei “training rewards”, oggi gestito attraverso la Clearing House, può riconoscere alle società che hanno partecipato alla formazione di un calciatore somme collegate al suo passaggio nel professionismo e ai successivi trasferimenti. Un meccanismo sempre più automatizzato attraverso il passaporto elettronico del giocatore e che trasforma la qualità del settore giovanile in un possibile patrimonio economico futuro. Per i club della quarta serie la vera sfida diventa quindi conservare correttamente la storia dei tesseramenti e considerare il vivaio non soltanto come un costo, ma come un investimento. (Inside FIFA)

ApprofondisciLeggi anche aggiornamenti dalla Serie D.

Il giovane più importante del mercato di una società di Serie D potrebbe essere un calciatore che non gioca più in quella squadra da anni.

Sembra un paradosso.

In realtà è uno dei principi sui quali la FIFA ha costruito il sistema internazionale delle ricompense per la formazione.

Un ragazzo cresce all’interno di un club.

Successivamente cambia società.

Diventa professionista.

Continua la propria carriera.

Viene trasferito ancora.

E una parte del valore generato dal suo percorso può continuare a produrre conseguenze economiche anche per le società che hanno contribuito alla sua formazione.

È il sistema dei training rewards, composto principalmente da due meccanismi:

training compensation;

solidarity contribution. (Inside FIFA)

DUE PREMI COMPLETAMENTE DIFFERENTI

La distinzione è fondamentale.

La training compensation, disciplinata dall’articolo 20 del Regolamento FIFA sullo Status e Trasferimento dei Calciatori e dall’Allegato 4, nasce per ricompensare le società che hanno investito nella formazione e nell’educazione di giovani che riescono successivamente a entrare nel calcio professionistico.

Il solidarity contribution, previsto dall’articolo 21 e dall’Allegato 5, opera invece attraverso somme collegate ai corrispettivi versati nei successivi trasferimenti del giocatore.

Due strumenti differenti.

Un unico principio:

chi forma un calciatore deve poter partecipare almeno in parte al valore che quel calciatore genera successivamente. (Inside FIFA)

PER UNA SOCIETÀ DI SERIE D PUÒ DIVENTARE UNA RISORSA ENORME

Il concetto assume un peso particolare proprio nel massimo campionato dilettantistico.

Molti club della Serie D lavorano ogni stagione con decine o centinaia di ragazzi.

Under 17.

Juniores.

Prima squadra.

Giocatori che arrivano a sedici anni.

Altri che restano tre o quattro stagioni.

Alcuni smettono.

Altri continuano nelle categorie dilettantistiche.

Poi esiste quello che esplode.

Passa in Serie C.

Successivamente arriva in Serie B.

Magari un giorno viene ceduto per una cifra importante.

Ed è proprio lì che il lavoro effettuato molti anni prima può improvvisamente acquistare un valore economico.

IL CLUB FORMATORE NON DEVE NECESSARIAMENTE POSSEDERE ANCORA IL CARTELLINO

È questo uno degli aspetti maggiormente interessanti del sistema.

Una società può non essere più proprietaria del giocatore.

Può averlo perso da anni.

Può non avere alcun rapporto contrattuale con lui.

Ma se risulta all’interno del percorso formativo riconosciuto dal sistema FIFA, può maturare un diritto in presenza degli eventi previsti dalla normativa.

Il valore della formazione diventa quindi qualcosa di diverso rispetto alla semplice proprietà del cartellino.

Un patrimonio storico.

Tracciato attraverso i tesseramenti.

LA FIFA CLEARING HOUSE HA CAMBIATO TUTTO

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Per anni uno dei problemi maggiori del sistema era proprio riuscire a individuare correttamente tutte le società aventi diritto.

Un calciatore può cambiare numerosi club durante il settore giovanile.

Uno a dodici anni.

Uno a quattordici.

Un altro a sedici.

Poi una Primavera.

Successivamente il professionismo.

Ricostruire manualmente l’intero percorso poteva diventare complicato.

La FIFA ha cercato di trasformare radicalmente questo processo attraverso la FIFA Clearing House.

Il sistema oggi identifica i potenziali eventi che generano training rewards attraverso i dati comunicati dalle Federazioni e dai club in occasione di trasferimenti internazionali, trasferimenti nazionali e prime registrazioni professionistiche. (Inside FIFA)

IL PASSAPORTO ELETTRONICO DEL CALCIATORE DIVENTA DECISIVO

Quando il sistema identifica un possibile evento che produce un diritto alla ricompensa, viene generato un Electronic Player Passport, il passaporto elettronico del calciatore.

Dentro quel documento viene ricostruita la storia dei suoi tesseramenti.

Le società interessate e le Federazioni possono partecipare alla fase di verifica prima della determinazione definitiva del documento.

È proprio attraverso questa ricostruzione che viene stabilito quali club abbiano realmente partecipato al percorso formativo e possano quindi avere diritto alle somme previste. (Inside FIFA)

Per una società di Serie D questo produce una conseguenza semplicissima:

la qualità amministrativa del settore giovanile conta quasi quanto quella tecnica.

UN ERRORE NEI DATI PUÒ DIVENTARE UN PROBLEMA ANNI DOPO

Tesserare correttamente un ragazzo.

Registrare i trasferimenti.

Conservare la documentazione.

Gestire correttamente le anagrafiche.

Sembrano attività burocratiche lontanissime dal terreno di gioco.

Possono invece diventare fondamentali quando, magari sette anni più tardi, quel giocatore firma il primo contratto professionistico oppure viene coinvolto in un trasferimento che genera training rewards.

Il settore giovanile moderno ha quindi bisogno anche di una struttura amministrativa efficiente.

Non soltanto di buoni allenatori.

LA CLEARING HOUSE GESTISCE IL PASSAGGIO DEL DENARO

Una volta determinato il diritto attraverso il passaporto elettronico definitivo, entra in gioco la fase economica.

La FIFA ha creato una struttura separata e regolamentata, con sede a Parigi, proprio per gestire il trasferimento dei pagamenti tra i club coinvolti.

Il sistema della Clearing House nasce con l’obiettivo di automatizzare e rendere più trasparente l’intero processo delle ricompense per la formazione. (Inside FIFA)

Il principio è molto differente rispetto al passato.

Non dovrebbe essere il piccolo club formatore a scoprire casualmente che un proprio ex ragazzo è stato trasferito e successivamente iniziare una lunga caccia alle informazioni.

È il sistema a cercare di individuare automaticamente gli eventi che possono generare un diritto.

LA FIFA STIMAVA CENTINAIA DI MILIONI NON DISTRIBUITI

La nascita della Clearing House deriva anche da un problema enorme emerso negli anni.

Secondo le stime pubblicate dalla FIFA durante la costruzione del progetto, il valore delle ricompense che avrebbero dovuto essere distribuite annualmente ai club formatori era enormemente superiore alle somme che effettivamente riuscivano ad arrivare alle società aventi diritto.

L’obiettivo del sistema centralizzato è proprio ridurre questa distanza e garantire che il denaro raggiunga chi ha realmente contribuito alla crescita dei giocatori. (Inside FIFA)

Per il calcio dilettantistico è una questione fondamentale.

Perdere una ricompensa da poche decine di migliaia di euro può significare pochissimo per una grande società internazionale.

Può significare moltissimo per un club di Serie D.

UN SOLO GIOCATORE PUÒ FINANZIARE UN PEZZO DEL VIVAIO

Immaginiamo una società che investa ogni stagione sul proprio settore giovanile.

Campi.

Allenatori.

Pullman.

Materiale tecnico.

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Tesseramenti.

Visite mediche.

Organizzazione.

Sono costi importanti.

Poi uno dei ragazzi formati dal club compie il salto.

Il premio ricevuto alcuni anni più tardi può contribuire a finanziare proprio quella stessa struttura che lo aveva prodotto.

È il principio ideale del sistema.

Il talento generato dal vivaio aiuta economicamente il vivaio successivo.

Una forma di economia circolare applicata al calcio.

LA DIFFERENZA TRA COMPRARE UNDER E PRODURRE UNDER

La Serie D 2026/27 obbligherà le società a utilizzare diversi giovani contemporaneamente.

Per questo moltissimi club stanno pescando nei vivai professionistici.

Prestiti da Juventus.

Genoa.

Torino.

Hellas Verona.

Catania.

Empoli.

Pisa.

Operazioni tecnicamente molto utili.

Ma esiste una differenza fondamentale.

Il ragazzo in prestito può aiutarti a vincere oggi.

Il ragazzo che hai formato direttamente può diventare patrimonio anche domani.

È proprio questa la prospettiva che dovrebbe spingere molte società a investire maggiormente sul proprio settore giovanile.

IL PRESTITO PRODUCE RENDIMENTO, LA FORMAZIONE PUÒ PRODURRE VALORE

Un giovane arrivato temporaneamente da un club professionistico disputa trenta partite.

La squadra ne beneficia.

A giugno il giocatore torna alla società proprietaria.

Il vantaggio è principalmente sportivo.

Un ragazzo cresciuto invece per diverse stagioni nel proprio settore giovanile entra nella storia formativa del club.

E quella storia può accompagnarlo per molto tempo.

Anche dopo l’addio.

Anche dopo il professionismo.

Anche durante successivi trasferimenti.

NON OGNI CESSIONE PRODUCE AUTOMATICAMENTE UN PREMIO

È però fondamentale evitare una lettura troppo semplice.

Non significa che ogni volta che un ex giocatore cambia squadra il club dilettantistico riceva automaticamente denaro.

I training rewards maturano soltanto quando ricorrono le condizioni previste dal Regolamento FIFA.

Conta il tipo di trasferimento.

Conta lo status del giocatore.

Conta la sua storia federale.

Conta la fase della carriera.

Conta il contenuto del passaporto elettronico.

Ogni posizione deve quindi essere valutata individualmente. (Inside FIFA)

LA FIFA HA CREATO ANCHE UN CALCOLATORE

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Il sistema è diventato talmente strutturato che la FIFA mette a disposizione anche uno strumento ufficiale per stimare le possibili training rewards.

Il calcolatore non possiede valore vincolante e non può essere utilizzato come prova in una controversia, ma permette alle società di comprendere indicativamente il funzionamento dei due meccanismi.

Training compensation.

Solidarity mechanism.

Un altro segnale di quanto il tema sia ormai diventato parte integrante della gestione professionale dei club. (Inside FIFA)

PER I DIRETTORI SPORTIVI SERVE UN ARCHIVIO DEGLI EX GIOCATORI

La conseguenza pratica per una società di Serie D è interessante.

Non basta seguire i giocatori presenti oggi.

Può essere utile monitorare anche quelli cresciuti nel club e successivamente partiti.

Dove giocano?

Sono diventati professionisti?

Sono stati trasferiti?

La loro carriera sta crescendo?

Un database interno costruito correttamente può trasformarsi in uno strumento economico.

Lo scouting, in questo caso, guarda al passato.

IL VERO INVESTIMENTO PUÒ ESSERE UN RAGAZZO DI QUINDICI ANNI

Ad agosto tutti parlano dell’attaccante da venti gol.

È inevitabile.

È lui che può cambiare la classifica.

È lui che vende abbonamenti.

Ma il giocatore economicamente più importante della stagione di una società potrebbe essere un ragazzo che oggi gioca negli Allievi e che la maggior parte dei tifosi non conosce ancora.

Se quel ragazzo arriverà nel professionismo, il club che gli ha permesso di crescere potrà continuare a essere riconosciuto dal sistema anche quando la sua carriera sarà ormai lontana dalla Serie D.

Ed è forse questo il messaggio più interessante della normativa FIFA.

LA SERIE D DEVE IMPARARE A COSTRUIRE PATRIMONIO

La sostenibilità economica resta una delle sfide principali del calcio dilettantistico italiano.

Molte società dipendono quasi completamente dalla proprietà.

Sponsor.

Biglietteria.

Contributi.

Sono risorse fondamentali.

Ma esiste un’altra strada.

Produrre calciatori.

Un settore giovanile realmente organizzato può offrire giocatori alla prima squadra.

Può ridurre la necessità di acquistare under ogni estate.

Può generare cessioni.

E può continuare a produrre valore attraverso il sistema delle ricompense formative anche molto tempo dopo.

IL TALENTO CHE PARTE NON È SEMPRE UN TALENTO PERSO

È probabilmente questa la vera rivoluzione culturale.

Quando un ragazzo lascia una società di Serie D per entrare in un club professionistico, il primo pensiero può essere quello di aver perso il proprio giocatore migliore.

Dal punto di vista sportivo può essere vero.

Dal punto di vista del progetto, invece, può rappresentare esattamente il risultato che un settore giovanile dovrebbe cercare.

Portare un ragazzo più in alto.

E contemporaneamente costruire un sistema nel quale quella crescita continui a produrre benefici anche per chi gli ha permesso di iniziare.

Nella Serie D moderna il vivaio non è soltanto il luogo nel quale trovare il prossimo 2008 da mettere in campo. Può diventare uno degli investimenti economici più importanti dell’intera società.

E grazie alla FIFA Clearing House, anche un giocatore partito molti anni prima può tornare improvvisamente a produrre valore per il club nel quale era cresciuto.

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