Nocerina, il 2-2 contestato col Lecce (1928): 0-2 a tavolino

Al Piazzale d’Armi finì 2-2, poi il giudice assegnò al Lecce lo 0-2 a tavolino: un pomeriggio che racconta chi siamo.
Continua il nostro viaggio nella storia molossa, tra le partite che hanno lasciato un segno indelebile e raccontano come si è formata l’identità della Nocerina. Non solo vittorie e sconfitte, ma episodi che hanno scritto pagine di passione, orgoglio e anche amarezze, sempre con il rosso e il nero addosso.
Fu una domenica d’inverno che ancora oggi dice molto della Nocerina. Siamo nella stagione 1927/28 di Seconda Divisione, dentro la riforma Arpinati e un calcio che cambia pelle. Il nostro piccolo teatro è il Piazzale d’Armi, campo senza fronzoli dove il pubblico non assiste: partecipa.
Dall’altra parte c’è il Lecce al primo anno nei campionati ufficiali. All’inizio veste il bianconero (il giallorosso arriverà solo più avanti), porta entusiasmo e facce nuove in un Sud che sta imparando a riconoscersi nelle proprie squadre. È un calcio di treni, cronache del lunedì e bordi campo delimitati da una corda.
È il 22 gennaio 1928: Nocerina–Lecce. Il primo tempo scappa via dalla parte dei salentini: la punta esterna destra Riccardo Tana firma una doppietta e manda tutti al riposo sullo 0-2. Ma la Nocerina nella ripresa cambia aria e partita: accorcia Accarino, poi il pari di Petrosino III. Lo stadio ribolle, ogni pallone pesa come un giudizio.
Le cronache pugliesi parleranno di “pareggio insussistente”, arrivato per la “violenza idiota” di un pubblico che avrebbe invaso il campo più volte. È un linguaggio d’epoca che restituisce l’atmosfera di quei campi aperti, gli stessi dove – come nel celebre “cross dalla folla” con la Salernitana – il confine tra spettatori e gioco era sottile come una cordicella.
Il seguito lo scrive il Giudice sportivo: risultato ribaltato a tavolino, 0-2 per il Lecce per “contegno violento ed aggressivo del pubblico”. Fa male, certo. Ma dice anche che qui l’appartenenza è totale. In mezzo, resta il merito sportivo: i gol di Tana, la risposta di Accarino e Petrosino III, quel 2-2 che per chi c’era fu una rimonta di carattere.
Inserire quell’incontro nella nostra memoria non è un esercizio di nostalgia. È riannodare il filo con gli anni in cui al Piazzale d’Armi si costruiva identità, la stessa che di lì a poco avrebbe accompagnato i rossoneri verso storie ancora più grandi – come quel 21 gennaio 1929 con lo Stabia che cambiò anche il nostro soprannome. E se pensiamo a quanto fossero incandescenti certe domeniche, viene naturale il paragone con la miccia accesa di uno spareggio con la Cavese di qualche anno prima: stessa passione, stesso cuore rossonero.
Ricostruzione NocerinaLive su fonti d’epoca e archivio interno.
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